opere in mostra

Opere in mostra

 

Antonio Oberto - Il Ticino a Santa Sofia

4.10 ANTONIO OBERT Il Ticino a Santa Sofia
4.10 ANTONIO OBERT Il Ticino a Santa Sofia

ANTONIO OBERTO

(Baselica Bologna, Pavia, 1872 - Pavia, 1954)
 

Il Ticino a Santa Sofia, 1932
olio su compensato, 52 × 103 cm, firmato in basso a destra: “A. Oberto”; al verso: “Nel Ticino a Santa Sofia 1932”, Pavia, Musei Civici, inv. P 1215
Esposizioni: 2001, Pavia, Antonio Oberto, n. 45; 2011-2012, Pavia, La civica Scuola, n. 29; 2012, Pavia, Paesaggi in quadro, n. 66.
Bibliografia: Ottocento e Novecento 1984, pp. 136-138; Di Giovanni, Zatti 2000, p. 59 n. 45; Quel cielo di Lombardia 2007, scheda biografica p. 90; Porreca 2011, pp. 271-297; Porreca 2011-2012, p. 28 fig. 29; Paesaggi in quadro 2012, p. 10 n. 66.

Originario della provincia di Pavia, Oberto fu per dieci anni, dal 1883 al 1893, allievo della Civica Scuola di Pittura, sotto la guida del direttore Pietro Michis. In ambito accademico, vinse i principali riconoscimenti, tre edizioni del Premio Cairoli (1889, 1890, 1891) e il prestigioso Premio Frank nel 1894, cui partecipò col dipinto storico intitolato Il conte Giovanni Bolognini Attendolo offre una cospicua somma per promuovere l’istituzione del Monte di Pietà (Musei Civici, inv. P 902), scena a carattere storico in cui si esaltava il senso civico dei protagonisti, come previsto dal tema scelto dalla commissione del concorso Frank (sulla storia del Premio si veda Porreca 2011, pp. 271-297).
Gli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento sono per Oberto i più fecondi, poiché recepisce le suggestioni europee in chiave modernista e partecipa a rassegne di respiro nazionale. Dopo questa parentesi, torna al paesaggio: i suoi soggetti principali sono vedute di Pavia e scorci del Ticino.
Un decisivo impulso in questa direzione veniva in quegli anni da Giorgio Kienerk - artista toscano di formazione macchiaiola - che fu chiamato a dirigere la Scuola di Pittura dal 1905 al 1934. Egli portava avanti una linea espressiva derivata dalla macchia toscana, che traduceva in una pennellata rapida e franta. I giovani allievi declinavano la lezione del maestro in vedute del Ticino, delle lanche, dei pioppeti, fissate sulla tela con grande libertà e immediatezza compositiva.
Tra anni venti e trenta, sono molteplici i dipinti di Oberto dedicati a vedute di città e di fiume, spesso animati da uomini e donne al lavoro o colti in momenti di svago, come nel nostro caso. Le composizioni di questo periodo sono contraddistinte da pennellate libere e sciolte e da una visione allargata, che va oltre le ristrette angolazioni tardo-ottocentesche, con una maggiore attenzione per i rapporti luminosi e per la definizione delle figure, rese con piccoli tocchi di pennello, che restituiscono efficacemente la vivacità di una scena estiva colta nella sua freschezza. È questo il caso del dipinto Nel Ticino a Santa Sofia, che immortala un bagno nel fiume in una vivace veduta che abbraccia il paesaggio.
Con una scelta inconsueta rispetto ai più tradizionali scorci, il pittore ci restituisce una genuina immagine dell’uso ricreativo al quale il fiume si è da sempre prestato. Siamo lontani dalla città, in un contesto naturale di grande suggestione e bellezza. A poca distanza da un barcé, la tipica imbarcazione fluviale, un gruppo di donne si gode il piacere di un bagno di acqua e di sole. Da notare i tipici costumi degli anni trenta, che rappresentavano una rivoluzione rispetto alla moda ancora castigata di fine Ottocento.
L’uso di bagnarsi nel fiume non solo per igiene, ma anche per diletto, a Pavia si sviluppa nella seconda metà dell’Ottocento. Sulle rive del Ticino si costruiscono dapprima padiglioni, poi sedi stabili per le attività ricreative e sportive e nascono organizzazioni a questo orientate, attente anche alla salute dei bagnanti. Il ruolo ludico prende sempre più spazio e nel corso del Novecento le rive del fiume diventano una comoda alternativa a quelle marittime.

Francesca Porreca

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