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Bottega di Carlo Francesco e Giuseppe Nuvolone - Riposo durante la fuga in Egitto

2.8 BOTTEGA DI CARLO FRANCESCO E GIUSEPPE NUVOLONE Riposo durante la fuga in Egitto
2.8 BOTTEGA DI CARLO FRANCESCO E GIUSEPPE NUVOLONE Riposo durante la fuga in Egitto

BOTTEGA DI CARLO FRANCESCO E GIUSEPPE NUVOLONE

(metà del XVII secolo)
 

Riposo durante la fuga in Egitto, 1645-1650
olio su tela, 160 × 119 cm, Pavia, Palazzo Vescovile, inv. 408F7!0108
Esposizioni: inedito

La composizione risponde a criteri ben definiti e propone l’impostazione della famosa tela, tradizionalmente conosciuta con il titolo di Madonna della scodella di Correggio, custodita alla Galleria Nazionale di Parma (1528-1530 circa). Il tema è quello della sosta durante la fuga dall’Egitto, qui riproposto adottando un modello ampiamente diffuso, che godette di grande fortuna figurativa anche nel Seicento e nel Settecento.
Come l’originale cinquecentesco di Correggio, l’opera in mostra propone la medesima collocazione della Madonna e del Bambino in primo piano, mentre colloca san Giuseppe dalla parte opposta, più indietro e più in ombra, pur rispettando l’andamento diagonale della composizione.
Il ramo della pianta a cui si aggrappa san Giuseppe non è facilmente riconoscibile: secondo il vangelo apocrifo dello pseudo-Matteo la pianta che rifocillò la sacra Famiglia durante il ritorno in Palestina sarebbe una palma carica di datteri. La Madonna è rappresentata nell’atto di raccogliere con una scodella le fresche acque apparse miracolosamente per dissetare la famiglia; con le palpebre abbassate, volge il viso verso il Bambino che, a sua volta, alza gli occhi incrociando lo sguardo protettivo materno. Il pregevole livello stilistico e qualitativo dell’opera - soprattutto nella resa quasi tattile delle vesti - rivela una personalità matura, plausibilmente vicina a Carlo Francesco Nuvolone (Milano, 1609 circa-1662), artista di scuola lombarda, figlio del pittore Panfilo e fratello del più giovane Giuseppe, anch’egli pittore. In assenza di fonti storiche, l’attribuzione alla bottega dei Nuvolone si fonda su confronti stilistici: il viso della Madonna si ritrova, per esempio, nella Madonna con il Bambino del Castello Sforzesco a Milano (1645-1650), come pure in quella conservata al Walter Art Museum di Baltimora (prima metà del XVII secolo) di Carlo Francesco, in entrambe si colgono affinità stilistiche di innegabile fascino e suggestione. Anche lo sfondo cupo e il contrasto della luce che pervade le figure e le loro vesti è un ulteriore elemento di contatto. Molto interessante è anche un quadro di Giuseppe Nuvolone, una Sacra Famiglia con la Madonna raffigurata mentre allatta, appartenente a una collezione privata milanese (Antichità Giglio), dove il viso di san Giuseppe è identico a quello di Pavia, quasi fosse stato utilizzato il medesimo modello (Ferro 2016, p. 6 fig. 5).
La formazione giovanile di Carlo Francesco si compie nella prima metà del Seicento a Milano, all’epoca una città ricca di stimoli, dove sorse quella scuola pittorica definita “borromaica” (da Federico Borromeo) che comprende artisti del calibro di Cerano, Morazzone, Giulio Cesare e Camillo Procaccini, Daniele Crespi ed altri. Tuttavia, sono stati ipotizzati dalla critica anche dei contatti con la cultura artistica emiliana (Il Seicento 1991, pp. 74-75).
Negli anni quaranta del Seicento si assiste a una evoluzione della pittura di Carlo Francesco, la cui tavolozza diventa più ariosa, anticipando certe soluzioni del barocco, come si può vedere nel ciclo pittorico della cappella di San Michele alla Certosa di Pavia, eseguito nel 1648. Dagli anni quaranta alla fine della sua produzione, inoltre, si riscontra una stretta collaborazione artistica con il fratello Giuseppe, al punto che gli studiosi non sempre riescono a distinguere le mani dei due pittori (Ferro 2016, p. 6).

Susanna Cantù

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