opere in mostra

Opere in mostra

 

Bottega lombarda - Modello dell’ultimo tratto di chiuse del Naviglio pavese

4.1 BOTTEGA LOMBARD Modello dell’ultimo tratto di chiuse del Naviglio pavese
4.1 BOTTEGA LOMBARD Modello dell’ultimo tratto di chiuse del Naviglio pavese

BOTTEGA LOMBARDA

(primo quarto del XIX secolo)
 

Modello dell’ultimo tratto di chiuse del Naviglio pavese, primo quarto del XIX secolo
legno e piccole parti in metallo, 360 × 56 × 130 (compreso il supporto), Pavia, Università degli Studi, Museo per la Storia dell’Università, Deposito presso il Museo della Tecnica Elettrica
Esposizioni: 1952, Pavia, Castello Visconteo, 24 maggio-6 luglio, Arte e ambiente pavesi ai tempi di Leonardo), s.n.
Bibliografia: Elenco 1952, p. 94; Visita al Museo 1959, p. 11; Erba 2003, p. 97; Erba 2007, pp. 597 e 668 (tav. 35).

Il professor Vincenzo Brunacci (1768-1818), chiamato all’università di Pavia nel 1800 a insegnare Matematica sublime, è poi docente anche di Geodesia e Idrometria e avvia la relativa collezione didattica. Tra il 1805 e il 1806 mette a punto il progetto per il canale navigabile da Milano a Pavia e, sul finire del 1807, viene nominato direttore dei lavori. Solo dopo la sua morte si svolge, il 16 agosto 1819, la solenne cerimonia per l’apertura della navigazione.
Di grande qualità architettonica e ambientale, l’ultimo tratto verso la confluenza con il Ticino si configura come una colossale scala d’acqua che si ricollega alla tradizione dei giardini formali dal Rinascimento al Neoclassicismo.
Il modello delle conche riproduce appunto l’ultimo tratto del Naviglio pavese, ed è in legno policromo. Allo stato attuale delle ricerche non conosciamo né la data né il nome dell’esecutore. La presenza delle palificazioni per le fondamenta delle opere murarie potrebbe far pensare a un modello da cantiere; in ogni caso, anche in virtù di questo requisito, esso entra a far parte della collezione di modelli ottocenteschi connessi con gli insegnamenti di Geodesia e Idrometria, una collezione che già nel 1819 comprendeva strumenti “per misurare la velocità delle acque” e “modelli di edifici idraulici massime ad uso de’ canali navigabili” (Malaspina 1819, p. 97).
Non è casuale che la scala d’acqua delle conche pavesi venga rappresentata ad affresco sulla volta dell’aula di matematica (ora Aula VII), ampliata tra il 1833 e il 1835. Le collezioni dell’università di Pavia connesse con le lauree per ingegneri, architetti e agrimensori vengono pesantemente ridimensionate nella seconda metà dell’Ottocento quando, con l’istituzione del Politecnico, i corsi passano a Milano, insieme con i relativi docenti e i materiali didattici.
Con altri oggetti rimasti a Pavia, come gli astrolabi e i compassi di Brunacci, questo modello nel 1933 viene esposto nelle sale del Museo per la Storia dell’Università appena costituito.
Ma negli anni settanta il museo deve cedere due locali alla Facoltà di Giurisprudenza, e nel 1983 il modello viene ospitato nell’ufficio di presidenza di Ingegneria (allora nel palazzo centrale), dove rimane fino al 1985, quando la Facoltà viene trasferita nella nuova sede al Cravino e il modello viene collocato nell’edificio del Dipartimento di Idraulica.
Nel 1995 viene concesso in deposito al Museo dei Navigli, in via San Marco 40 a Milano, da dove rientra nel 2007 in occasione della celebrazione del quarantesimo della rifondazione della Facoltà di Ingegneria a Pavia, in un temporaneo allestimento espositivo nel Museo della Tecnica elettrica, dove tuttora si trova (la documentazione relativa è conservata nell’Archivio del Museo per la Storia dell’Università).

Luisa Erba

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