opere in mostra

Opere in mostra

 

Bottega Orafa Lombarda (Attiva Nel XVIII Secolo)

2.6 BOTTEGA ORAFA LOMBARD Secchiello per acqua benedetta con aspersorio
2.6 BOTTEGA ORAFA LOMBARD Secchiello per acqua benedetta con aspersorio

BOTTEGA ORAFA LOMBARDA

(attiva nel XVIII secolo)
 

Secchiello per acqua benedetta con aspersorio, XVIII secolo
argento sbalzato, cesellato, h 8 × Ø 17,5 cm (secchiello); 27 cm (aspersorio), Broni, Basilica Minore di San Pietro
Bibliografia: inedito

Secondo le indicazioni di Carlo Borromeo del 1577 (Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae, 1577, ed. 2000, II, p. 340) il secchiello per le messe solenni doveva essere d’argento, in alcune parti dorato e cesellato; per l’uso comune o per le chiese più povere, poteva essere di materiale meno prezioso, quale bronzo od ottone. Il piccolo secchiello per l’acqua benedetta conservato nella Basilica Minore di San Pietro a Broni, in argento sbalzato, è dotato di un manico rigido per il trasporto ed è corredato da aspersorio.
Nell’Archivio parrocchiale si conservano alcuni Inventari delle sacre suppellettili del XVIII secolo: se in quelli del 1705, del 1723 e del 1745 non risulta un secchiello in argento, ma solo in ottone o in rame argentato, in un quarto documento compilato da monsignor Alessandro De Tommasi, parroco di Broni dal 1923 al 1959, partendo da un inventario del 1786, al n. 13 si cita un “secchiello con il suo aspersorio in argento con decorazioni a sbalzo e cesello”.
Stilisticamente rappresenta un chiaro esempio di decorazione barocca, come si può rilevare dal profilo mosso ed elegante della coppa, ripartita da profonde scanalature in sei cartelle, ciascuna delle quali è ornata da una specchiatura a volute appena definite, che recano motivi fogliati. Sul fondo del secchiello è incisa a bulino l’iscrizione latina “Abluens peccata”, una semplice formula composta da verbo e complemento oggetto per indicare “colei che lava i peccati”, cioè l’acqua che ha una funzione purificatrice; la frase latina dunque indica l’effetto dell’acqua benedetta: lavare i peccati, purificare quindi gli uomini e riportarli all’amicizia con Dio.
Sotto l’iscrizione è impresso un punzone di argentiere, verosimilmente milanese, non identificato: il marchio consiste in un rettangolo che contiene le iniziali del nome (forse A G), sormontate dal simbolo della bottega, scarsamente leggibile (una campana?). Un secondo punzone, anch’esso non chiaramente identificabile, riporta forse le iniziali del console (I O) che garantiva la bontà dell’argento (cfr. Zastrow 1984), seguito dal numero 20, che ci fa supporre che l’anno di esecuzione sia il 1720.
L’oggetto è in discreto stato di conservazione, anche se presenta alcune deformazioni e ammaccature nel lavoro di sbalzo e la superficie esterna è leggermente ossidata. L’aspersorio che lo accompagna, in metallo argentato, è decorato negli snodi del manico da fogliette in rilievo (parzialmente mancanti) e termina in una sfera traforata da cui fuoriescono le setole. È sempre san Carlo che ci fa comprendere la funzione di questo strumento liturgico: prendere l’acqua benedetta direttamente con le mani era considerato un atto irriguardoso, per cui il vescovo prescrisse che all’acquasantiera fosse appeso, con una catenella ben lavorata, un decoroso aspersorio con setole. Il secchiello di Broni è dunque un interessante oggetto liturgico, realizzato rispettando le indicazioni del Borromeo, che per secoli hanno guidato la vita e l’organizzazione della Chiesa ambrosiana.

Lelia Rozzo

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