opere in mostra

Opere in mostra

 

Bottega Orafa Lombarda - Secchiello per acqua benedetta con aspersorio

2.5 BOTTEGA ORAFA LOMBARD Secchiello per acqua benedetta con aspersorio
2.5 BOTTEGA ORAFA LOMBARD Secchiello per acqua benedetta con aspersorio

BOTTEGA ORAFA LOMBARDA

(attiva tra la fine del XV e l’inizio XVI secolo)
 

Secchiello per acqua benedetta con aspersorio, fine del XV secolo
argento dorato, tirato a lastra e cesellato, 13 × 12 cm, Ø 16 cm (secchiello); 40 cm (aspersorio), Vigevano, Museo del Tesoro del Duomo, inv. 23 A. S.
Esposizioni: 2009-2010, Vigevano, Splendori di corte.
Bibliografia: Sanna Nai, Cappellini 1997, pp. 28-29; Splendori di corte 2009, pp. 184-185; Sanna Nai 2011, pp. 30-31.

Il nucleo fondamentale del Museo del Tesoro del Duomo proviene dalla donazione di Francesco II Sforza alla novella diocesi di Vigevano nel 1534.
Francesco II Sforza, dopo aver recuperato il ducato di Milano grazie all’intercessione di papa Clemente VII, otteneva anche dal pontefice che Vigevano assurgesse alla dignità di diocesi e di città, realizzando quello che per anni era stato un sogno di Ludovico il Moro, suo padre. Molto importante fu l’ottenimento da parte di Francesco II anche del diritto, per sé e per i suoi eredi, di nominare personalmente i vescovi alla cattedra di Vigevano.
Innumerevoli suppellettili d’argento, arazzi, preziosi corali miniati, quadri, arredi lignei e paramenti liturgici giunsero a Vigevano per ornare la cattedrale e ancora oggi costituiscono la parte più importante del Museo del Tesoro del Duomo. Il concetto di tesoro, anche se non esattamente il termine, era già presente negli antichi documenti e inventari redatti dopo la donazione di Francesco II, dove l’attenzione maggiore era però principalmente rivolta alle argenterie.
Il secchiello qui esposto fa parte della donazione di Francesco II Sforza alla diocesi di Vigevano. Il piede, a base circolare e piuttosto schiacciato, è caratterizzato da una fascia dorata dove, su fondo opacizzato, si trovano decori con gigli e delfini. Un anello aggettante con piccole godronature funge da collegamento con il corpo bombato e completamente liscio a esclusione di una fascia dorata, anch’essa a fondo opacizzato e posta nel punto di massimo diametro, che presenta stilemi fitomorfi e arabescati di tipico carattere rinascimentale. Nella zona centrale, sia anteriormente che posteriormente, si trovano due tondi con lo stemma del duca Francesco II. Un bordino dorato conclude la bocca svasata del secchiello e trattiene la voluta che costituisce la presa del manico, il quale è completamente dorato e decorato a motivi fogliati che nella parte centrale si raccordano a una sfera. L’aspersorio, dorato, è costituito da più nodi che riprendono i motivi decorativi del secchiello. Molto dell’attrattiva dell’oggetto è basata sul contrasto cromatico dei metalli, che separano nettamente le parti decorate da quelle lisce.
Dei due tondi raffiguranti le armi di Francesco II uno è inserito nello spessore della parete e vincolato a questa da una saldatura visibile dall’interno, l’altro è applicato direttamente sulla fascia decorata. Questo particolare suggerisce che tali tondi siano stati apposti in sostituzione di altri preesistenti, mediante un’operazione nota come placchettatura. Non pertinente risulta invece il basamento aggiunto abbastanza recentemente in sostituzione dell’originale.
L’apparato e i motivi decorativi sono tipicamente rinascimentali: ritroviamo modelli analoghi raffigurati in diversi dipinti della seconda metà del XV secolo. Quello che maggiormente si avvicina all’esemplare in esposizione si trova nel dipinto su tavola di Giovanni Agostino da Lodi, Le sante Marta e Maddalena, oggi esposto al Museo di Castelvecchio a Verona, ma che un tempo faceva parte di un trittico realizzato per la Certosa di Pavia, quindi in ambito culturale molto vicino agli Sforza e alla sede attuale del nostro secchiello.

Nicoletta Sanna Nai

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