opere in mostra

Opere in mostra

 

Carlo Pizzi - Leonardo da Vinci

3.2 CARLO PIZZI Leonardo da Vinci
3.2 CARLO PIZZI Leonardo da Vinci

CARLO PIZZI

(Milano, 1891-1965)
 

Leonardo da Vinci, 1939 circa
terracotta, 51 × 37 × 24 cm, firmato lateralmente a destra: “scultore /pizzi”, Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. FCIP 0028
Bibliografia: S. Fontana, in Rebora 2000, pp. 262-263, n. 277.

L’esecuzione del ritratto di Leonardo coincide con un momento di grande fortuna professionale per Carlo Pizzi, che raggiunse la notorietà nel 1937 partecipando alla VIII Mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista, dove presentò il monumentale bronzo Inno al sole, “una sorta di manifesto apologetico della cultura fascista dominante” (S. Fontana, in Rebora 2000, p. 263), subito acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano e replicato in dimensioni ridotte.
Fedele alla tradizione iconografica, Pizzi qui ripropone l’immagine dell’artista come ci è stata tramandata dal discusso autoritratto dei Musei Reali di Torino, la cui fortuna risale alla prima metà dell’Ottocento. La fisionomia dell’artista – il volto coperto dalla lunga barba, lo sguardo malinconico e la piega della bocca – tuttavia è tradotta dallo scultore attraverso un modellato piuttosto rigido e artificioso, che non riesce a cogliere i “moti dell’animo” del modello, qui riprodotto adottando le convenzioni della ritrattistica ufficiale, secondo quello che diventerà uno stereotipo nel corso del Novecento e fino al giorno d’oggi.
Con ogni probabilità la terracotta è il prototipo per la successiva versione in bronzo dorato (Milano, Museo della Scienza e della Tecnica) che fu esposta alla grande Mostra di Leonardo da Vinci allestita nel 1939 a Milano, nel Palazzo dell’Arte al Parco Sempione (ora della Triennale). Nata con l’intento di illustrare con completezza l’opera di Leonardo e dei suoi comprimari, l’esposizione riproponeva il mito dell’artista, già arricchito di nuovi elementi tra Ottocento e Novecento, presentandolo come “scienziato e inventore senza pari” nel “secolo della tecnica”. Strettamente connessa alla celebrazione del “genio italiano” di impronta fascista, la rassegna si qualificava come il più importante ma anche discusso evento culturale mai concepito attorno alla figura dell’artista vinciano: furono riuniti molti dipinti provenienti dai principali musei internazionali, disegni e codici, oltre a un’enorme quantità di modelli di macchine ricostruiti con grandissima cura. Si consacrava così l’immagine di Leonardo quale “genio universale e ineguagliato”, anticipatore delle più disparate scoperte scientifiche, alimentando un mito più che mai vivo ancora oggi nell’immaginario collettivo, e purtroppo troppo spesso riconducibile a una facile logica di mercato.

Elena Lissoni

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