opere in mostra

Opere in mostra

 

Disegni del sistema irriguo a sud-ovest del territorio di Cozzo Lomellina, Mappa del cavo nuovo Busca nel territorio di Celpenchio e Planimetria relativa a un cavo da formarsi tra i territori di Robbio e Cozzo Lomellina

3.4a Disegno del sistema irriguo a sud ovest del territorio di Cozzo Lomellina
3.4a Disegno del sistema irriguo a sud ovest del territorio di Cozzo Lomellina

 

a. Disegno del sistema irriguo a sud-ovest del territorio di Cozzo Lomellina, seconda metà del Cinquecento

b. Disegno del sistema irriguo a sud-ovest del territorio di Cozzo Lomellina, 1688

c. Mappa del cavo nuovo Busca nel territorio di Celpenchio, dicembre 1761

d. Planimetria relativa a un cavo da formarsi tra i territori di Robbio e Cozzo Lomellina, fine del XVIII - inizio del XIX secolo

inchiostro su carta
a. 260 × 240 mm, b. 370 × 460 mm, c. 340 × 1100 mm, d. 600 × 3100 mm

La necessità di descrivere e definire chiaramente la collocazione di una proprietà, di un manufatto o le caratteristiche di un territorio ha origini piuttosto remote, anche se gli strumenti utilizzati per questo scopo sono mutati in modo significativo nel tempo. Se la tradizione medievale di attribuire un nome a ogni luogo (toponimo) – collocandolo con precisione nello spazio mediante indicazione della giurisdizione di pertinenza (località) e dei suoi confini (coerenze) – rimase in vigore per tutta l’età moderna, dal Quattro-Cinquecento iniziò anche a diffondersi la pratica di cartografare gli elementi del paesaggio. Si tratta di una produzione piuttosto eterogenea, che comprende tanto le carte geografiche di taglio generale, le piante o le vedute urbane, quanto i disegni, le mappe e i cabrei più propriamente finalizzati alla descrizione agrimensoria, idraulica o catastale. Quest’ultima tipologia cartografica ha avuto fin dagli esordi una funzione eminentemente certificatoria, come elemento di accompagnamento esplicativo di un atto notarile, una perizia legale, una relazione tecnica o una ricognizione fiscale (Scotti 1983; L’immagine interessata 1984; Liva 1999). Per tali ragioni, le informazioni contenute sono strettamente connesse alle finalità per cui una carta è stata prodotta, agli interessi della sua committenza, e gli elementi rappresentati possono rispecchiare una gerarchia (nel piano e nella dimensione) parzialmente diversa dalla realtà (Gambi 1973, pp. 175- 196; Quaini 2006).
I disegni esposti in questa mostra sono stati selezionati per esemplificare diverse tipologie cartografiche utili alla rappresentazione dei manufatti irrigui e alla loro contestualizzazione nel territorio. Il documento più risalente – presumibilmente della seconda metà del Cinquecento – offre una rappresentazione del sistema irriguo a sud-ovest del territorio di Cozzo Lomellina, attorno alla strada che collegava questa località con il Vercellese. Fu probabilmente redatto per definire le provenienze e le varie derivazioni di una rete irrigua che incominciava a infittirsi e complicarsi e che dunque aveva necessità di essere rappresentata per meglio definirne le caratteristiche e le giurisdizioni. Il disegno è piuttosto schematico e non sono rispettate le proporzioni tra i vari componenti raffigurati, seppure si trovano diversi elementi utili a collocare con precisione i manufatti, come le strade principali, la chiesa parrocchiale e il castello.
Lo stile rappresentativo tende ad assumere un carattere più tecnico e rispondente al vero nel corso del Seicento, quando per altro il ricorso alla cartografia s’intensifica, di pari passo con il crescere degli investimenti agrari e il moltiplicarsi degli interessi sulle infrastrutture agricole. Il disegno del 1688, sempre relativo a Cozzo e dintorni, presenta infatti una dovizia di particolari, resa sia con elementi grafici che con ricche didascalie. Nello specifico, questo disegno serviva a identificare l’origine delle acque utili a irrigare i prati della comunità di Valle e per tale ragione si prestò particolare attenzione ai tracciati delle rogge (d’acque sorgive o deviate da altri canali) e a tutti i passaggi e alle derivazioni incontrate prima di arrivare a destinazione. Gli elementi secondari sono resi ancora utilizzando rappresentazioni ideali, come nel caso dei vari centri abitati, mentre l’oggetto principale della mappa è isolato dal contesto, che si deduce solo dal nome delle località e dall’indicazione dei punti cardinali.
La ricchezza dei dettagli e il rigore metodologico nella tecnica rappresentativa sono, invece, maggiori nelle carte settecentesche, come quella relativa al cavo nuovo Busca nel territorio di Celpenchio (dicembre 1761), che risente fortemente della diffusione di una cartografia di matrice statale redatta ai fini catastali. In questo caso, oltre all’indicazione della scala di riduzione, troviamo diversi dettagli che raccontano in modo più preciso il contesto nel quale l’oggetto principale della rappresentazione è collocato. Conosciamo così la destinazione colturale e la proprietà dei diversi fondi sui quali sarebbe dovuta scorrere la roggia Busca, e i vari elementi infrastrutturali che il manufatto avrebbe dovuto superare attraverso ponti o tombe. Ancor più ricca di dettagli tecnici è, infine, la planimetria – presumibilmente redatta a cavallo tra Sette e Ottocento – relativa a un cavo da formarsi tra i territori di Robbio e Cozzo Lomellina per interesse delle famiglie Ghelleri e Gallarati e utile a bonificare alcune terre e a irrigarne altre. In questo caso, oltre alla minuziosa descrizione del tracciato, con indicazione dei territori attraversati, dei cavi e delle proprietà incontrate e delle strade attraversate, si riporta il dettaglio altimetrico, con una precisa indicazione del letto che doveva essere realizzato, scavando o innalzando il piano di campagna, per permettere al nuovo cavo di avere la giusta inclinazione e alle acque di scorrere senza intoppi.

Matteo Di Tullio

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