opere in mostra

Opere in mostra

 

Ezechiele Acerbi - Il ponte coperto sul Ticino

4.4 EZECHIELE ACERBI Il ponte coperto sul Ticino
4.4 EZECHIELE ACERBI Il ponte coperto sul Ticino

EZECHIELE ACERBI

(Pavia, 1850-1920)
 

Il ponte coperto sul Ticino, 1880-1885
olio su tela, 19,5 × 33 cm, firmato in basso a destra: “E. Acerbi”, Pavia, Musei Civici, inv. P 1643
Esposizioni: 2008-2009, Caserta, La donna il paesaggio l’impressione, pp. 77, 128, n. 39; 2010, Pavia, Ezechiele Acerbi, n. 31.
Bibliografia: Accetti 1968, p. 41; L. Giordano, in Bossaglia 1976, p. 94; P. Lodola, in Zatti 2002a, p. 74 n. 30; S. Zatti, in La donna il paesaggio l’impressione, 2008-2009, p. 128 n. 39, tav. p. 77; S. Zatti, in Ezechiele Acerbi 2010, p. 43 n. 31.

Allievo prediletto di Giacomo Trécourt, Acerbi frequentò la Scuola di Pittura pavese per oltre quindici anni, ripercorrendo le orme dello zio, Pasquale Massacra, che era stato un grande interprete del Romanticismo lombardo. Vincitore di numerosi premi in seno alla Scuola, era costretto ad alternare l’attività di pittore con quella di barbiere, a causa di una situazione economica precaria. Dagli anni ottanta dell’Ottocento, Acerbi si dedica prevalentemente alla pittura di paesaggio, diventando il principale interprete del “suo” Borgo, un quartiere popolare di lavandaie e pescatori della zona meridionale di Pavia, al di là del fiume, che si affaccia sul Ponte coperto: moltissimi sono gli schizzi, i bozzetti, i quadri caratterizzati da questa iconografia, spesso poco più grandi di una cartolina e dunque probabilmente di destinazione privata e familiare.
Il dipinto in esame, di più grandi dimensioni, doveva essere stato composto per la vendita presso un nutrito gruppo di collezionisti affezionati, che amavano la stesura abbreviata e cromaticamente vivace del suo linguaggio pittorico e volevano possedere un’immagine rappresentativa della città (il Ponte coperto è soggetto ricorrente nella produzione di tutti i paesaggisti colleghi ed epigoni dell’Acerbi: Rossi, Borgognoni, Viriglio, Carena).
Rispetto alla produzione di segno più rapido, disinvolto e spericolato, questa veduta appare maggiormente definita: i volumi sono più solidi, la strutturazione dei piani più sintetica e la cromia più nitida. Tutto è giocato sul felice effetto cromatico delle acque trasparenti del Ticino, nelle quali si rispecchiano il cielo di un azzurro chiarissimo e il ponte, connotato dal rosso mattone, che trova corrispondenza nel bastione che si staglia sulla sponda.
Il dipinto è entrato nelle collezioni museali nel 2001, grazie alla donazione di Carla e Giulio Morone, sensibili collezionisti d’arte italiana e francese dell’Ottocento e primo Novecento – attenti all’arte italiana e europea, ma anche agli artisti maggiormente radicati nel territorio – che hanno generosamente legato la loro raccolta alla città.

Francesca Porreca

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA