opere in mostra

Opere in mostra

 

Federico Zandomeneghi - Dopo il bagno

1.9 FEDERICO ZANDOMENEGHI Dopo il bagno
1.9 FEDERICO ZANDOMENEGHI Dopo il bagno

FEDERICO ZANDOMENEGHI

(Venezia, 1841 - Parigi, 1917)
 

Dopo il bagno, 1887 circa
pastello su carta, 410 × 320 mm, Pavia, Musei Civici, inv. P 1625
Esposizioni: 2008, Caserta, La donna, il paesaggio, l’impressione, n. 24; 2011, Pavia, Degas Lautrec Zandò: Les folies de Montmartre, p. 70 n. 7; 2011-2012, San Pietroburgo-Pavia, La pittura italiana del XIX secolo, n. 64.
Bibliografia: Piceni 1952, tav. 100; Dini 1989, n. 88, tav. CXI; Zatti 2002a, pp. 40-41; La donna, il paesaggio e l’impressione 2008, p. 125 n. 24; Degas Lautrec Zandò 2011, p. 70; La pittura italiana 2011, p. 135.

Sono ben quattordici – tra oli, pastelli e disegni – le opere di Federico Zandomeneghi pervenute ai Musei Civici di Pavia grazie alla donazione di Carla e Giulio Morone nel 2001. Provenienti dalla raccolta di Paul Durand-Ruel, il gallerista parigino degli impressionisti che dal 1895 legò a sé Zandomeneghi con un contratto di esclusiva, dipinti e disegni vennero portati a Milano da Angelo Sommaruga, amico ed estimatore dell’artista. Insieme ad alcune vedute della vie moderne parigina, il soggetto dominante nella produzione dell’artista è la figura femminile, colta nei momenti più quotidiani e intimi della cura del corpo ma anche nella lettura e nel canto, oppure al caffè, con un’attenzione particolare per i dettagli e per i pensieri fugaci che passano sui volti delle protagoniste, che distingue le prove di Zandò da quelle, più crude e distaccate, degli amici Edgard Degas ed Henri Toulouse-Lautrec.
Giunto a Parigi nel 1874, dopo la formazione accademica e l’esperienza macchiaiola vissuta a Firenze, Zandomeneghi aveva guardato dapprima in modo critico alla “rivoluzione” degli impressionisti – che nello stesso anno avevano allestito la prima mostra presso il fotografo Nadar – ma poi, su invito di Degas, aveva iniziato a esporre con loro. All’interno del gruppo, Zandomeneghi aveva aderito alla corrente dei “disegnatori”, che propugnava temi della vita urbana contemporanea, trattati con la tecnica costruttiva del disegno e del pastello, contrapponendosi ai “coloristi”, più sensibili alla rappresentazione della natura e alle problematiche della luce. La grande novità del suo linguaggio – al di là dell’uso di una cromia sontuosa, capace di coniugare la lezione di Tiziano con le novità francesi – sta nel taglio della composizione: la figura di spalle, il volto nascosto, l’inquadratura ravvicinata che lascia fuori alcuni particolari così che la narrazione possa continuare oltre il limite imposto alla visione.
Il bozzetto per ventaglio, documentato dalla fotografia n. 7560 dell’archivio Durand-Ruel, va messo in relazione con il dipinto Femme se coiffant datato 1887 (Piceni 1967, n. 88; Dini 1989, n. 88, tav. CXI), a sua volta vicino a molte immagini di Degas che raffigurano donne che si pettinano o che fanno il bagno. La cascata di lunghi capelli rossi – colore ricorrente nelle opere di Zandomenghi come in quelle di Degas – gli permetteva di inserire particolari accensioni cromatiche e di definire meglio lo spazio della composizione. La donna è raffigurata in posa dinamica, mentre pettina i lunghi capelli. Sullo sfondo, il paesaggio si compone in fasce cromatiche compatte, a partire dallo specchio d’acqua da cui emerge la giovane, passando dal prato acceso da macchie di colore, per arrivare agli alberi dalla folta chioma che si stagliano sul fondale collinare dipinto di viola, esaltato dallo splendore del sole.
La tecnica del pastello è utilizzata sapientemente, con effetti morbidi e soffusi, entro linee ben definite: questo aspetto conferma una datazione precedente al 1888, quando Zandomeneghi adotta un segno allungato che diventa maniera tipica della sua produzione successiva.

Francesca Porreca

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