opere in mostra

Opere in mostra

 

Francesco Maria Pecchio E Bernard Forest De Bélidor

3.5a FRANCESCO MARIA PECCHIO BERNARD FOREST DE BÉLIDOR
3.5a FRANCESCO MARIA PECCHIO BERNARD FOREST DE BÉLIDOR

FRANCESCO MARIA PECCHIO

(Pavia, 1620-1693)
 

a. Tractatus de Acquaeductu, Genevae MDCXCVIII
Pavia, Biblioteca del Seminario Vescovile, sala Segù 31 F

Il primo volume è opera di un ecclesiastico, canonico della cattedrale di Pavia, di famiglia patrizia, proprietaria di molta terra e di diritti di acque, nella zona più ricca di acque della Lombardia: la “bassa”, dove con lavoro di almeno quattro secoli, dal Trecento al Settecento, era stato realizzato un sistema di canali, di rogge, di fossi atti a portare (“ducere”) dovunque l’acqua di fiumi e fontanili, e a bonificare terre prima paludose, facendone defluire le acque stagnanti. Un’opera plurisecolare che rese la bassa lombarda una meraviglia produttiva, dove una invidiata “ingegneria d’acque” era al servizio di una terra ferace.
“Condurre” le acque era dunque una specialità lombarda, che univa non solo un sapere tecnico molto alto, ma anche una cultura giuridica complessa e grande, perché questa stupefacente “artificiale idrografia” aveva dovuto definire negli estremi dettagli non solo la proprietà e l’uso delle acque, ma anche proprietà e uso delle opere idrauliche, della realizzazione di rogge, fosse e fossetti, della regolazione della “ruota d’acqua” (i turni e i tempi della adacquazione dei campi). Una sapienza tecnica e giuridica che dai proprietari agli agrimensori, dagli ingegneri idraulici fino al “camparo d’acqua”, faceva funzionare una macchina complessa e invidiata, l’“acquae ductus” delle terre lombarde.
Il volume, ricchissimo di tavole, descrive tutto ciò e non lesina studi particolari su località pavesi.
 

BERNARD FOREST DE BÉLIDOR

(Catalogna, 1698 - Parigi, 1761)
 

b. Architecture Hidraulique ou l’art de conduire, delever, et de menager les eaux pour les differens besoins de la vie, Paris 1737
Pavia, Archivio Storico Diocesano

L’autore del secondo volume è un ingegnere del corpo degli artiglieri dell’esercito francese, che con Luigi XIV fu riformato e reso più “tecnico”, in vista delle numerose guerre che il Re Sole stava combattendo e che caratterizzavano il suo progetto di egemonia europea. Il volume rappresenta dunque la personalità e il ruolo esercitato dall’autore.
La costruzione di fortezze in grado di resistere all’attacco di eserciti dotati di cannoni impegnava a fondo i tecnici ad affrontare anche problemi idraulici perché lo scavo di fondamenta, soprattutto in terreni umidi o in prossimità di fiumi, rendeva necessario svuotare rapidamente gli scavi dall’acqua che rapidamente li riempiva. Occorreva dunque disporre (e prima progettare) strumenti atti al trasferimento di notevoli volumi di acque. Occorreva anche valutare la possibilità che le acque fossero usate per difesa, e fossero condotte a costituire fosse, piccoli laghi, a protezione di fortificazioni, o eventualmente fatte defluire rapidamente, per rendere possibile un efficace attacco.
L’ingegnere Belidor affronta i problemi con una grande preparazione matematica e tecnica, che gli permette di valutare con precisione portata e resistenza dei materiali e le tecniche più opportune a seconda della natura dei terreni. L’esperienza maturata così nel trattare le acque lo rende atto a progettare anche fontane, giochi d’acqua per ville, per vie, per piazze, che non poche incisioni del libro offrono allo sguardo del lettore.

Xenio Toscani

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA