opere in mostra

Opere in mostra

 

Francesco Trécourt - Veduta di Pavia dal confluente con il rotto del Gravellone e Francesco Trécourt - Il “Contessa Clementina” nel porto di Pavia

4.3 FRANCESCO TRÉCOURT Veduta di Pavia
4.3 FRANCESCO TRÉCOURT Veduta di Pavia

FRANCESCO TRÉCOURT

(notizie 1815-1885)
 

a. Veduta di Pavia dal confluente con il rotto del Gravellone, 1855-1859

b. Il “Contessa Clementina” nel porto di Pavia, 1855-1859

olio su tela, 52 × 76 cm, Pavia, Musei Civici, inv. P 951
Esposizioni: 1959, Pavia, Da Montebello a Volturno, n. 9; 2007- 2008, Pavia, Quel cielo di Lombardia, nn. 6-7; 2008, Caserta, La donna, il paesaggio e l’impressione, n. 6.
Bibliografia: Da Montebello a Volturno 1959, p. 26; A. Sartori, in Bossaglia 1976, p. 63; Ficara, Vicini, Zaffignani, Zatti 1982, p. 17; A. Sartori, in Ottocento e Novecento 1984, p. 77; Quel cielo di Lombardia 2007, p. 15 n. 6; S. Zatti, in La donna, il paesaggio e l’impressione 2008, p. 120 n. 6, tav. p. 44.

olio su tela, 52 × 77,5 cm, Pavia, Musei Civici, inv. P 977
Esposizioni: 1959, Pavia, Da Montebello a Volturno, p. 27.
Bibliografia: Da Montebello a Volturno 1959, p. 27; Milani 1959, tav. p. 39; Gozzoli, Rosci 1975, pp. 214 e 225; Bossaglia 1976, p. 63 n. 48; Ficara, Vicini, Zaffignani, Zatti 1982, p. 17 e 1984, pp. 77-78; De Martini 2007, p. 40.

I dipinti fanno parte del nucleo di opere pervenuto alla Civica Scuola di Pittura grazie al legato del medico e collezionista Gerolamo Novati, già direttore degli Ospedali riuniti di Bergamo. Oltre a essere un estimatore della scuola pittorica bergamasca, Novati era sostenitore delle nuove modalità espressive sperimentate da Giovanni Carnovali, detto il Piccio: per questo, aveva radunato una raccolta di opere omogenea dal punto di vista dell’ambito cronologico e stilistico, che comprendeva prove straordinarie del Piccio e numerosi dipinti di Giacomo Trécourt – nel frattempo nominato direttore dell’Accademia pavese – e dei fratelli Francesco e Luigi. La collezione, che contava ventisei dipinti, era stata destinata alla Scuola di Pittura pavese nel 1853 e da lì è confluita nel patrimonio dei Musei Civici.
La veduta di Pavia dal confluente è colta, dal Borgo Ticino, sulla sponda sud del fiume. In primo piano è raffigurato il rotto del Gravellone – il corso d’acqua che racchiudeva questa zona – e l’attività operosa e quotidiana di pescatori, traghettatori e delle lavandaie con il caratteristico stendino in legno protratto nell’acqua. Sullo sfondo è dipinta la città di Pavia, racchiusa da mura difensive con torri gentilizie e campanili.
L’opera va messa in relazione con un’altra, Il “Contessa Clementina” nel porto di Pavia, sempre di Francesco Trécourt, all’incirca delle stesse dimensioni, presa da oriente. Entrambi i dipinti rivestono un interesse storico e documentario, poiché testimoniano i confini della città nella seconda metà del XIX secolo: nella Veduta, si scorge in lontananza il profilo turrito e la cinta muraria, con il castello, il campanile e la vecchia cupola del duomo; l’altro dipinto mostra invece il piroscafo Contessa Clementina, di proprietà della ditta Perelli e Paradisi, che servì la linea Venezia-Pavia dal 1844 al 1859, anno in cui la società fu costretta a interrompere l’attività. Francesco Trécourt rimase in città presumibilmente fino ai primi anni ottanta. Qui trovò il riscontro di collezionisti appassionati di memorie patrie e cultori delle vestigia storiche e architettoniche del territorio: furono loro a commissionargli rappresentazioni di monumenti e angoli caratteristici della città, destinati a cambiare nel tempo. È il caso dei quadretti che raffigurano le mura e le porte cittadine, come anche della tela raffigurante Il “Contessa Clementina” nel porto di Pavia, soggetto d’epoca risorgimentale, quando il Ticino segnava il confine tra Lombardo Veneto e terre sabaude.

Francesca Porreca

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