opere in mostra

Opere in mostra

 

Hans Ladenspelder - Il mostro marino

1.2 HANS LADENSPELDER Il mostro marino
1.2 HANS LADENSPELDER Il mostro marino

HANS LADENSPELDER

(Essen, 1511-post 1561) da Albrecht Dürer (Norimberga, 1471-1528)
 

Il mostro marino, 1530-1561
bulino, 252 × 193 mm (impronta 247 × 187 mm; parte incisa 244 × 184 mm), Pavia, Musei Civici, inv. St. Mal. 275
Bibliografia: Malaspina 1824, I, p. 47; Heller 1827, p. 461 n. 809; Nagler 1863, III, p. 994 n. 2614/4; Koehler 1897, p. 17 n. 16; Hollstein 1962, VII, p 59, n. 66; Dürer through other eyes 1975, p. 36 n. 21; Anzelewsky 1977, XX, p. 173 n. 38; Strauss 1981, p. 159 n. 1001/071 c8.

La stampa costituisce la copia in controparte di un’invenzione del 1498 circa di Albrecht Dürer (Bartsch 1808, p. 84 n. 71; Schoch, Mende, Scherbaum 2001, I, p. 73 n. 21), il cui monogramma “AD” è presente al centro del margine inferiore, significativamente invariato. Il soggetto raffigurato è noto con il titolo di Il mostro marino (“Das Meerwunder”), indicato dallo stesso Dürer in una pagina del suo diario di viaggio nei Paesi Bassi, dove si trovano elencati libri e stampe che l’artista vendette ad Anversa nel novembre 1520 (Dodgson 1926, p. 40 n. 30). La scena, in cui Vasari riconobbe la storia di una ninfa (Koehler 1897, p. 17 n. 16), può essere identificata anche con l’episodio mitologico del rapimento di Amimone, figlia del re Danao, che fu salvata dall’aggressione di un satiro grazie all’intervento di Poseidone (Bartsch 1808, p. 84 n. 71).
Quest’ultima interpretazione è accolta dal marchese pavese Luigi Malaspina di Sannazzaro, che nel Catalogo della propria collezione, da cui il pezzo proviene, così descrive la rappresentazione: “verso il mezzo vedesi un vecchio Tritone, che nuotando porta la giovane sul suo dorso, rapita per ordine di Nettuno, mentre essa si bagnava nel mare. Alla sponda opposta vedonsi tre delle di lei sorelle, che parimenti si bagnavano, affrettarsi per guadagnare la sponda spaventate dalla vicenda d’Amimone; ed una quarta, che giunta già a terra è caduta in deliquio ai piedi del comun padre, che ivi accorso, colle braccia e l’attitudine della persona ne mostra il grave suo cordoglio” (Malaspina 1824, I, p. 47). La presenza del personaggio maschile, che si agita sulla riva con indosso un turbante, ha offerto lo spunto per altre letture interpretative meno convincenti, le quali lo identificherebbero con il pescatore Glauco, amante della ninfa Sime (Heller 1827, p. 461 n. 809), o con Ercole che, in vesti moderne, assiste all’aggressione della sposa Deianira (Springer 1892, p. 30). È probabile che Dürer per questa invenzione abbia genericamente tratto ispirazione da bassorilievi o sarcofagi antichi raffiguranti divinità marine non precisate, a lui noti anche attraverso l’opera di Mantegna (Koehler 1897, p. 17 n. 16).
L’incisione in esame è menzionata dal marchese in calce alla citata descrizione dell’originale di Dürer, di cui possedeva un esemplare (Pavia, Musei Civici, n. inv. St. Mal. 274), come “copia della precedente, ma in senso opposto e di dimensioni alquanto minori, e che dall’intaglio sembra potersi attribuire a Girolamo Wierx”. In realtà le misure della copia sono molto vicine a quelle dell’originale. L’attribuzione al fiammingo Hieronymus Wierix deve essere rigettata, alla luce dell’iscrizione “IH.V.E” che compare nell’angolo inferiore destro del foglio, da sciogliere come firma di Hans Landenspelder, incisore di Essen responsabile di questo d’après.

Lorenzo Mascheretti

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