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Incisore anonimo (XIX secolo) - Zuffa degli dei marini

1.3 INCISORE ANONIMO Zuffa degli dei marini
1.3 INCISORE ANONIMO Zuffa degli dei marini

INCISORE ANONIMO

(XIX secolo) da Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1430 o 1431 - Mantova, 1506)
 

Zuffa degli dei marini, 1800-1824
bulino, 299 × 830 mm (ciascuna impronta 293 × 420 mm), Pavia, Musei Civici, inv. St. Mal. 1616
Bibliografia: Malaspina 1824, II, pp. 33-34; Hind 1938-1948, V, pp. 15-16 nn. 5-6; Zucker 1984, 2506/005; V. Segre, in Andrea Mantegna e l’incisione 2003, pp. 94-95 n. 16.

La stampa, proveniente dalla raccolta del marchese Luigi Malaspina di Sannazzaro (1754-1835), è una copia moderna della Zuffa degli dei marini, incisione tradizionalmente considerata autografa di Andrea Mantegna e datata attorno agli anni settanta del Quattrocento (Bartsch 1811 pp. 238-239 nn. 17-18; D. Landau, in Andrea Mantegna 1992, pp. 285-287 n. 79). Rispetto all’originale, con cui condivide la suddivisione in due scene ricavate da altrettante lastre e impresse su due fogli incollati tra loro orizzontalmente, la stampa in esame presenta impronte di dimensioni inferiori. Nonostante una simile difformità, pare che il marchese Malaspina ritenesse questo pezzo un esemplare antico, come si ricava dall’iscrizione a penna e inchiostro grigio presente sul verso (“Mantegna”) e dalla descrizione che ne fa nel suo Catalogo del 1824: “Combattimento di Divinità marittime. Questo soggetto è inciso in due pezzi qui uniti insieme formanti una specie di basso rilievo. Quivi a sinistra una figura scarma e lurida sul dorso d’un mostro marino colla mano manca rialzata tiene un cartello sul quale sta scritto invid., ed è in atto di spargere discordia fra le divinità del mare, ciò che fa insorgere guerra anche nel regno di Nettuno, e quindi pugnano fra di esse, ma con armi tutte prese dal fluido elemento, cioè chi si fa scudo con teschio di animale marino, chi con mazzo di pesci ne forma grossa sferza, e chi combatte con ossa di grandi mostri. Allegoria dell’invidia, pensiere veramente poetico, e di maestrevole composizione. Stampa capitale di questo insigne artista” (Malaspina 1824, II, pp. 33-34). Giulio Ferrario più tardi si servì del citato passo di Malaspina per descrivere “la pugna delle deità marine” all’interno del suo elenco delle “stampe più pregiate” di Mantegna (Ferrario 1835, p. 202).
Questi concepì la composizione come un fregio d’ispirazione classica: lo testimoniano, oltre al formato finale dell’incisione (caro all’autore, che lasciò precise indicazioni sull’operazione di unione delle due metà; D. Landau, in Andrea Mantegna 1992, pp. 285-287 n. 79), anche alcuni puntuali riferimenti a bassorilievi e intagli antichi (V. Segre, in Andrea Mantegna e l’incisione 2003, pp. 94-95 n. 16). La personificazione dell’Invidia, posta nell’estremità sinistra ad apertura della narrazione, costituisce la chiave interpretativa della scena antiquaria, che in forza di questo elemento si carica di un significato moraleggiante e si trasforma in un’allegoria della malvagità umana.
Altri esemplari di questa copia, raffiguranti la sola porzione destra della Zuffa, si conservano a Milano (Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”, inv. Art. 22-51) e a Venezia (già Gallerie dell’Accademia, Gabinetto dei disegni e stampe). L’incisione della Bertarelli è eseguita su un supporto cartaceo spesso e poroso, molto simile a quello dell’esemplare in esame, ma differente nella filigrana (il pezzo già in collezione Malaspina presenta una filigrana costituita da uno stemma con stelle e una falce di luna). Riguardo al foglio delle Gallerie dell’Accademia, è stato ipotizzato che costituisca una copia da Mantegna eseguita dagli incisori Francesco Novelli o Antonio del Pedro su iniziativa del mercante e collezionista Gian Maria Sasso, che fece realizzare ad artisti suoi contemporanei ottime copie di altre invenzioni mantegnesche. Non è dunque da escludere che anche la stampa Malaspina sia da ricondurre a quest’ambito veneziano di primo Ottocento (V. Segre, in Andrea Mantegna e l’incisione 2003, pp. 94-95 n. 16).

Lorenzo Mascheretti

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