opere in mostra

Opere in mostra

 

L’archivio di Guglielmo Chiolini ai musei civici di Pavia

 

 

 

 

 

 

GUGLIELMO CHIOLINI
(Pavia, 1900-1991)
Veduta del Borgo Ticino e del centro cittadino con l’antico Ponte Coperto ancora in essere, prima dei bombardamenti del 26 settembre 1944
gelatina bromuro d’argento/vetro, 13 × 18 cm

GUGLIELMO CHIOLINI
Giochi acquatici sul Ticino anni trenta del Novecento
gelatina bromuro d’argento/vetro, 9 × 12 cm

GUGLIELMO CHIOLINI
Giochi acquatici sul Ticino anni trenta del Novecento
gelatina bromuro d’argento/vetro, 9 × 12 cm

GUGLIELMO CHIOLINI
I vogatori della Società Vittorio Necchi sul Ticino
1938 circa
gelatina bromuro d’argento/vetro, 9 × 12 cm
Nello sfondo lo skyline della città con l’imponente mole della cupola del duomo.

GUGLIELMO CHIOLINI
Sannazzaro de’ Burgondi (Azienda agricola comm. Allevi), Contadini al lavoro in una risaia della Lomellina 24 giugno 1934
gelatina bromuro d’argento/vetro, 18 × 24 cm

GUGLIELMO CHIOLINI
Transumanza nella campagna pavese 1950 circa
gelatina bromuro d’argento/carta, 16,5 × 18,5 cm

GUGLIELMO CHIOLINI
Scalinata d’accesso allo stabilimento balneare del Lido primi anni sessanta del Novecento
pellicola in acetato, 6 × 9 cm
Edificio balneare e per il tempo libero, già esistente negli anni trenta del Novecento sulla riva destra del Ticino, di fronte alla chiesa di San Lanfranco, verrà ricostruito nel 1957 su progetto dell’architetto Giuseppe Massari e riaperto al pubblico nel 2009. Si caratterizza per il greto di sabbia bianca finissima e per la rigogliosa vegetazione tipica degli ambienti fluviali.

GUGLIELMO CHIOLINI
Scorcio del Ticino 1940 circa
gelatina bromuro d’argento/vetro, 13 × 18 cm

GUGLIELMO CHIOLINI
Corso del Ticino con lavandaie, “scagn” e capanno nello sfondo 1936
gelatina bromuro d’argento/vetro, 13 × 18 cm

GUGLIELMO CHIOLINI
Lanca del Ticino con “mutaiö”, tipica imbarcazione da lavoro utilizzata dal primo Novecento dai cavatori di ghiaia 1936
gelatina bromuro d’argento/vetro, 13 × 18 cm

GUGLIELMO CHIOLINI
Idroscalo sul Ticino in prossimità della confluenza con il Naviglio anni trenta del Novecento
gelatina bromuro d’argento/ vetro, 9 × 12 cm
L’hangar, commissionato dalla SISA (Società Italiana Servizi Aerei, prima compagnia aerea nazionale per il trasporto di passeggeri) e progettato in stile razionalista dall’architetto istriano Giuseppe Pagano Pogatschnig, fu inaugurato il 1° aprile 1926 alla presenza di Benito Mussolini come scalo per rifornimento e ristoro passeggeri del volo Torino-Venezia-Trieste.

 

Nel giugno 2009 il Comune di Pavia – con il contributo della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia Onlus e dell’Unione Industriali della Provincia di Pavia – ha acquistato, esercitando il diritto di prelazione, l’Archivio storico fotografico Guglielmo Chiolini, messo in vendita dal Tribunale a causa del fallimento dell’azienda pavese.
Con l’acquisizione di questa preziosa fonte iconografica, il Comune si è assunto l’impegno di valorizzare il fondo storico, mediante un meticoloso e sistematico progetto di catalogazione, studio, ricerca e conservazione per destinarlo alla fruizione pubblica come sancito dal vincolo di tutela al quale è stato sottoposto nel 1996 dalla Soprintendenza Archivistica della Lombardia, ente allora competente in materia, che ha dichiarato l’archivio pavese bene culturale di notevole interesse storico-documentale.
Il primo nucleo di tale patrimonio culturale consistente in oltre 886.000 fototipi – eterogenei sia per tipologia (stampe, lastre su vetro, pellicole piane e in rullo, diapositive, stereoscopie, lastre in zinco) sia per formati e repertorio iconografico (è documentata l’intera vita politica, sociale, religiosa e culturale pavese e non solo) – è stato in seguito implementato dalla donazione, da parte della vedova Enrica Barbieri Chiolini, di un banco ottico e di altre rare apparecchiature appartenute al marito fotografo, di un nucleo di fototipi inediti (castelli, chiese, Certosa, università, vedute cittadine, avvenimenti e personaggi locali) conservati in 220 scatole di commercializzazione, di 27 album fotografici e di oltre 2000 rullini di fotogrammi 35 mm, cui si è aggiunto un consistente lotto di lastre in vetro riguardante l’industria Necchi.
Si tratta dell’archivio di uno studio fotografico professionale di notevoli dimensioni, che copre un arco cronologico molto vasto. Si compone di straordinarie immagini prodotte prevalentemente a Pavia e provincia, ma anche in varie località del territorio italiano ed estero, nell’arco di circa settant’anni da Guglielmo Chiolini (1900-1991), fotografo pavese conosciuto per la perizia tecnica e per l’alta qualità delle sue immagini, la cui intensa attività commerciale e di fotografo professionista è documentata dal 1° febbraio 1926, data dell’avvio della Bottega di Fotografia Chiolini & Turconi (come riporta il Registro delle Ditte della Camera di Commercio di Pavia), fino al 1980 circa, anno in cui conclude il suo operato in prima persona.
L’esordio come fotografo dilettante risale però al 1914 sulle orme dello zio materno, il fotografo Natale Ferrari, quando il soggetto che maggiormente affascina il giovane Chiolini è il paesaggio naturale (l’acqua, il fiume, le lanche, i campi, le risaie, i boschi, i cieli e le nuvole in particolare), solo in seguito quello urbano, che tratta con pittoricismo e sensibilità d’artista. Inizia in questo periodo, proprio grazie alla valenza pittorica delle sue creazioni fotografiche, la frequentazione con il gruppo di pittori “I Giovanissimi” (Beolchini, Buresch, Virgilio, i fratelli Testa). Sono queste degli inizi immagini artistiche riflessive e accattivanti, connotate da una lirica personalissima e da una forte tensione estetica e romantica che evidenziano l’interesse del maestro pavese per gli effetti di luce nelle diverse ore del giorno, stagioni e condizioni atmosferiche. Il fotografo dipinge con l’obiettivo e interpreta il paesaggio come stato d’animo, specchio di emozioni e sensazioni.
Dotato di una spiccata capacità d’osservazione, giusta inquadratura dei soggetti, perfetta intuizione del valore di luci e ombra e di un profondo amore per la natura, diviene un impareggiabile paesaggista e un vero artista della fotografia.
Numerosi i riconoscimenti: nel 1921 i suoi poetici paesaggi vengono ammessi all’Esposizione di Londra presieduta da re Giorgio, nel 1925 a Genova ottiene la medaglia d’oro per “Paesaggi d’autunno”, nel 1928 riceve il premio fotografico Luce e nel 1950 il primo posto alla Mostra fotografica della Montagna di Busto Arsizio. Le sue straordinarie immagini vengono pubblicate sulla prestigiosa rivista di arti e grafica “Emporium” e anche su “Ticinum”. Sul numero di giugno 1934 della rivista pavese, il direttore Alberto Molina dedica ampio spazio ai suggestivi scatti con i poetici e malinconici paesaggi fluviali pavesi di Chiolini, precisando:
[…] egli è rimasto anche in questi tempi di rivolgimenti e di novità esteriori, un fotografo profondamente romantico. Nelle acque del Ticino, nei tramonti, nei boschi, nelle barche di foggia nostrana, nel profilo del Cupolone […] vi è tutta l’anima di Pavia ed in queste cose ognuno di noi trova sempre un po’ del suo se stesso migliore, della gioventù che si è imbevuta di cose belle sul fiume verde ed azzurro, e nel ricordo fotografico ritrova memorie di ogni età.
L’archivio, da marzo 2015 ubicato nell’ala ovest al secondo piano del Castello Visconteo, comprende anche scatti effettuati dai numerosi lavoranti interni allo studio e attivi alternativamente sino al 1995 (data di chiusura dell’azienda in seguito al fallimento) e “materiale vecchio” di fotografi lombardi di fine Ottocento (Moisello, Nazzari, Tollini, Ferrari…), i cui fototipi erano stati acquistati dal maestro stesso, come la suggestiva veduta del Borgo Ticino durante l’inondazione del 1907 realizzata dal milanese Achille Ferrario (1848-1914), in esposizione.
La selezione delle immagini in mostra (scorci del Ticino, panorami grandiosi mai retorici, campagne e lanche con struggenti cieli velati) restituisce l’esclusiva sensibilità e capacità di narrare per immagini propria di Chiolini e l’autentico incondizionato amore tributato dal maestro alla sua città natale e al fiume Ticino.

Roberta Manara

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