opere in mostra

Opere in mostra

 

La Costruzione del ponte della Becca

6.1 Il ponte della Becca
6.1 Il ponte della Becca

 

INFRASTRUTTURE E SVILUPPO DEL TERRITO RIO NEI DOCUMENTI DELL’ARCHIVIO STO RICO DELLA CARIPLO

Pavia è una provincia d’acqua: la presenza del Ticino e il suo sbocco nel Po rappresentano da sempre una grande opportunità di sviluppo del territorio, ma anche una minaccia di cicliche inondazioni, spesso disastrose. Il ponte di ferro sorto nel 1912 nella località detta “della Becca” (nelle vicinanze del sito “della Stella” dove nell’Ottocento era presente un ponte di chiatte la cui costruzione era stata appaltata nel 1865) era considerato strategico per il territorio; avrebbe finalmente collegato con un’infrastruttura stabile l’Oltrepò pavese con Pavia e con Milano, sbocchi commerciali naturali dei suoi prodotti e, in particolare, delle sue uve. Il censimento industriale del 1911, stilato proprio alla vigilia dell’apertura del ponte, mostra un’industria in crescita a fronte di un settore agricolo il cui sviluppo palesa invece aspetti contrastanti. L’incremento dei vigneti e il conseguente forte aumento della produzione di uve, rilevante fin dagli anni ottanta del XIX secolo, porta con sé cicliche crisi di sovrapproduzione seguite dal crollo dei prezzi; queste criticità rendevano particolarmente sensibile il tema dell’apertura di ogni sbocco possibile per il mercato di questo prezioso prodotto.
Fin dal 1882 era stato costituito un apposito comitato “di cittadini e tecnici” che, basandosi sulla valutazione di una sottocommissione di ingegneri, era stato chiamato a esprimersi sui progetti e la sostenibilità finanziaria dell’opera.
Dovranno però trascorrere esattamente trent’anni prima della definitiva svolta. Nell’aprile 1902, infatti, la Deputazione provinciale di Pavia stanziò un milione di lire per finanziare i tre “passi stabili sul fiume Po”, quello di Mezzanacorti (a cui furono concesse 200.000 lire), Gerola (400.000) e Becca (400.000). All’uscita da questa decennale situazione di stallo contribuì certamente l’elezione a deputato di Luigi Montemartini e la sua instancabile attività di sostenitore della creazione di una rete di cantine sociali nell’Oltrepò. Il 21 maggio 1904, attraverso l’atto del notaio pavese Davide Giulietti, nacque a Pavia un “Consorzio per la costruzione del ponte stabile sul Po alla Becca”, cui aderirono diciassette comuni: il capoluogo provinciale Pavia e poi Montù Beccaria, Campospinoso, Santa Maria della Versa, Casanova Lonati, Stradella, Albaredo Arnaboldi, Pietra de’ Giorgi, San Cipriano Po, Broni, Montescano, Redavalle, Cigognola, Canneto Pavese, Mezzanino Po, Portalbera e Castana. Come si evince dall’atto, il comitato avrebbe preso in carico la costruzione, l’esercizio e la manutenzione della nascente infrastruttura e i diciassette comuni si sarebbero impegnati a livello finanziario per garantire la costruzione di un’opera pubblica che, come scritto nello statuto allegato all’atto costitutivo, si prefiggeva lo scopo di “attivare una stabile comunicazione fra i diversi circondari della nostra Provincia”.
Passò un altro quinquennio prima che il progetto si concretizzasse. L’opera, il cui costo finale si aggirò intorno ai tre milioni di lire, era finanziata per una parte consistente dall’amministrazione provinciale, che nel 1909 intervenne con assegnamenti aggiuntivi a quelli stanziati del 1902; il rimanente doveva essere sostenuto dai comuni partecipanti, in parte con una contribuzione straordinaria e in parte con regolari ratei annuali. Come espresso nello statuto, infatti, il Consorzio poteva finanziarsi attraverso fondi pubblici e privati (governo, province, comuni, corpi morali, istituti bancari), coi proventi dei “diritti di pedaggio”, coi contributi ordinari e, eventualmente, straordinari dei comuni consorziati. Per non gravare in modo insostenibile sulle finanze dei singoli comuni era quindi necessario reperire un finanziamento che consentisse un’anticipazione del capitale con possibilità di restituzione attraverso una lunga dilazione del pagamento. La Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde diventò quindi un attore primario nella storia della costruzione di questa fondamentale infrastruttura.
La prima delibera del Comitato esecutivo della Cariplo è datata 23 novembre 1911 e apre le porte alla concessione di un primo mutuo di 600.000 lire restituibili in 40 anni al 4% di tasso di interesse annuo; unica condizione posta dalla Cassa di risparmio fu la garanzia della fideiussione solidale della Provincia di Pavia9. Un secondo finanziamento di 494.800 lire fu accordato nel maggio del 1912 e formalizzato nell’ottobre dello stesso anno alle medesime condizioni del mutuo precedente. Questo secondo finanziamento consentì infatti di saldare i debiti con la società costruttrice Società Larini & Nathan (dal 1911 denominata Nathan & Uboldi) di Milano10 che, come si evince dalla seduta del consiglio comunale di Pavia del 27 aprile 1912, aveva diffidato legalmente il Consorzio a effettuare il saldo per la chiusura dei lavori.
Nel parere legale che accompagna la richiesta del secondo mutuo da parte del Consorzio, il capo dell’Ufficio legale della banca, avvocato Ugo Dezza, sottolineava l’importanza strategica di quest’opera per l’economia del territorio e non nascondeva un certo orgoglio per essere parte attiva nella realizzazione di un’infrastruttura che costituiva un “vero trionfo della industria lombarda”:
L’esecuzione di questa opera – rispondente ad interesse veramente vitale per una gran parte del territorio della provincia pavese, è dovuta specialmente ai sagrifici finanziari dei comuni interessati e principalmente della Provincia di Pavia, provincia che largamente contribuisce ai depositi a questa Cassa affidati (£ 46.000.000) mentre meno largamente di altre Provincie Lombarde ha usufruito del credito verso questo istituto; che il Ponte – opera grandiosa ed elegante, di oltre mille metri di lunghezza in travata di ferro e del costo di £ 2.700.000 – costituisce un vero trionfo della industria lombarda, perché costruito da ditta lombarda, con mano d’opera lombarda, in soli 20 mesi e senza uno sciopero, senza una disgrazia operaia; che i lavori del Ponte sono ora completamente ultimati, ne sono già in corso i relativi collaudi e – con poche opere accessorie – potrebbe essere aperto al pubblico entro breve tempo; che l’ammissione del mutuo, anche in via di massima, facilitando la definitiva intesa fra Consorzio, Provincia e Impresa costruttrice, faciliterebbe anche ed anticiperebbe l’apertura del Ponte al servizio pubblico, coronando così i voti di una estesa plaga del territorio lombardo.

Barbara Costa

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA