opere in mostra

Opere in mostra

 

Manifattura del Ducato di Urbino - Versatoio

1.5 MANIFATTURA DEL DUCATO DI URBINO Versatoio
1.5 MANIFATTURA DEL DUCATO DI URBINO Versatoio

MANIFATTURA DEL DUCATO DI URBINO

(seconda metà del XVI secolo)
 

Versatoio, 1570 circa
maiolica istoriata, h 16 cm Pavia, Musei Civici, Legato Malaspina, inv. H299 (A.M. 357)
Esposizioni: 2015, Pavia, Arte in tavola. Dipinti, ceramiche, design, libri e stampe dal ’500 a oggi, allestimento museale dal 17 maggio al 30 agosto 2015.
Bibliografia: P. Casati Migliorini, in “Museo in Rivista”, n. 5/2013, pp. 55-59.

Il versatoio in maiolica è dipinto a intera superficie con paesaggio marino e divinità della mitologia classica. Venne prodotto intorno al 1570 dalle fornaci di Urbino e proviene dall’imponente raccolta del marchese Luigi Malaspina (1754-1835). Il manufatto è registrato negli inventari manoscritti, compilati dal collezionista stesso, con attribuzione a Raffaello e ipotesi di provenienza da Faenza. Il restauro del 1998 ha eleminato le vecchie integrazioni (piede in legno e manico ricostruito) secondo una più corretta lettura filologica. Il Malaspina potrebbe avere acquistato la maiolica presso qualche antiquario milanese oppure dalla vedova del letterato e poeta Luigi Ceretti (Modena, 1738 - Pavia, 1808), che acquisì da alcuni commissari napoleonici dell’armata francese (1796 circa) un buon numero di dipinti e oggetti d’arte di provenienza ducale estense di Modena, sfuggiti all’elenco di opere da trasferire a Parigi. È dunque possibile che tra questi ci fosse anche il versatoio, confrontabile per ductus pittorico e cromatico a una delle due anfore da parata commissionate intorno al 1570 alle fornaci di Urbino probabilmente dal duca Alfonso II d’Este e attribuite alla bottega di Orazio Fontana (Galleria Estense di Modena, inv. 2029 e 2030). Il colore brillante e nitido con prevalenza di toni turchini e la lucentezza dello smalto si sviluppano su tutto il corpo ceramico del nostro esemplare. Il cromatismo è reso con una ricercata tavolozza dai colori freddi: la distesa delle acque leggermente increspate si stempera in un’atmosfera ricca di sfumati che trascolora verso l’orizzonte in un luminoso giallo. Il paesaggio marino, raccordato sul retro con un’ alta e scoscesa roccia a balze erbose e alberi a pennacchi, ricorda molto da vicino le stesse tipologie di paesaggi dipinti su alcuni famosi corredi farmaceutici urbinati attribuiti alla bottega di Orazio Fontana (1565- 1571). Il versatoio trova riscontri con molti pezzi conservati in musei e collezioni private, in particolare con la grande anfora da parata della collezione Frizzi Baccioni, che condivide la stessa atmosfera iconografica e pittorica del versatoio. Tutti i pezzi esaminati presentano elementi stilistici comparabili al nostro esemplare e l’indicazione alla bottega di Orazio Fontana. Il tubetto versatore del versatoio, in parte mancante, è plasmato a protome leonina in giallo intenso sottolineata da linee in un luminoso giallo-arancio tipico della bottega di Orazio. Il confronto morfologico più stimolante è quello con il versatoio di bottega dei Fontana del lascito Dutuit al museo del Petit Palais di Parigi ( inv. n. ODUT 01071) che condivide con il nostro esemplare uguale forma e uguale beccuccio, ma diverso pittore.
Peculiarità del versatoio Malaspina è il goffo tentativo postumo di nascondere le nudità più intime delle divinità con “mutandoni’” dipinti che denunciano il clima di pruderie ottocentesca tipica del periodo in cui l’esemplare fu acquistato. Per alcuni particolari più corsivi delle figure, il versatoio sembra documentare il momento di passaggio della supremazia a Urbino della bottega di Orazio, all’opera di Antonio Patanazzi, la cui bottega da quel momento sembra diventare la più importante della città. Il versatoio di Pavia sembra già avvertire un cambio all’interno del mondo ceramico urbinate: forma, colori, smalto e soggetti sembrano appartenere alla bottega di Orazio, ma figure e visi presagiscono già il momento successivo di Antonio Patanazzi.

Paola Casati Migliorini

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