opere in mostra

Opere in mostra

 

Pompeo Batoni - Susanna e i vecchioni (Casta Susanna)

2.10 APOMPEO BATONI Susanna e i vecchioni
2.10 APOMPEO BATONI Susanna e i vecchioni

POMPEO BATONI

(Lucca, 1708 - Roma, 1787)
 

Susanna e i vecchioni (Casta Susanna), 1751 circa
olio su tela 99,5 × 136,5 cm Pavia, Musei Civici, inv. P 809
Esposizioni: 2008, Houston e Londra, Pompeo Batoni, tav. 142.
Bibliografia: D. Vicini, in Mantova nel Settecento 1983, p. 162; Vicini 1984, p. 18; Zatti 1998, pp. 77-78 n. 76; Mazzocca 2008, p. 187 fig. 9 (pubblicata un’altra versione, identica).

Il dipinto proviene dalla collezione di Giovanni Alessandro Brambilla (San Zenone Po, 15 aprile 1728 - Padova, 30 luglio 1800), celebre medico e anatomopatologo pavese, che ricoprì incarichi di grande prestigio alla corte asburgica, dove trascorse gran parte della sua vita: fu nominato chirurgo personale dell’imperatore Giuseppe II, sovrintendente unico del servizio sanitario militare austriaco, proto chirurgo imperiale, cavaliere del Sacro Romano Impero e consigliere aulico.
La vicinanza e la stima del sovrano illuminato furono sicuramente fattori stimolanti per Brambilla nello sviluppo di una sensibilità artistica propria.
La consistenza della collezione è nota grazie al catalogo, edito nel 1838, in cui per ogni opera sono precisati il nome dell’artista, il soggetto del quadro, il tipo di supporto e le misure in braccio milanese (Quadri e stampe 1838). La raccolta fu collocata nel palazzo pavese della famiglia sito in Strada Nuova e venne da subito ammirata per l’alta qualità dei dipinti e delle incisioni.
Nel 1892, quando ormai la collezione era passata al nipote di Alessandro, Camillo Brambilla, quest’ultimo decise di donare dodici dipinti alla Civica Scuola di Pittura di Pavia. Tra queste, due opere di soggetto omerico di Giuseppe Bottani, due paesaggi di Rosa da Tivoli, una Madonna annunciata alla maniera del Maratta e lo straordinario dipinto di Pompeo Batoni, Susanna e i vecchioni. Il soggetto del quadro è desunto da un episodio riferito nel capitolo XIII del libro del profeta Daniele. Si narra che la bellissima Susanna, moglie di un ricco ebreo, fosse solita passeggiare nel suo giardino. Due anziani giudici, ospiti nella sua casa, ne restarono ammaliati. Il loro desiderio culminò quando la videro in tutta la sua bellezza mentre faceva il bagno. Le dissero che se si fosse opposta al loro volere, avrebbero affermato di averla sorpresa con un uomo accusandola di adulterio, ma Susanna preferì rischiare la lapidazione che cedere alle volontà dei ricattatori. Il racconto biblico continua con il processo in tribunale: condannata a morte, Susanna si salvò grazie all’intervento del profeta Daniele.
Pompeo Batoni, dominatore della scena artistica romana nella seconda metà del Settecento, scelse di rappresentare l’episodio nel momento di più alta tensione drammatica: Susanna è seduta sul gradino di una fontana da cui zampilla acqua fresca, in cui immerge i piedi. Dietro di lei, un lussureggiante giardino completa la scena. A destra, Batoni presenta i due anziani, mettendo in campo il suo genio per la narrazione e per la creazione di una scena dinamica.
Batoni, allora nel pieno della maturità artistica, aveva eseguito altri due dipinti identici: il primo, firmato e datato 1751, gli fu commissionato dal conte Ernst Guido von Harrach per il tramite dell’agente romano Crivelli (cfr. P.B. Kerber, La precisione del momento: testo e contesto nella pittura di storia di Batoni, in Pompeo Batoni 2008, p. 73); tale dipinto è stato recentemente battuto all’asta per l’imponente cifra di 11 milioni di dollari. Da questo furono realizzate due repliche: quella commissionata da Alessandro Brambilla, oggi ai Musei Civici, e la versione presente nello studio del pittore alla sua morte, oggi in collezione privata.

Francesca Porreca

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