opere in mostra

Opere in mostra

 

Pompeo Mariani - Cascina Zelata

4.7 POMPEO MARIANI Cascina Zelata
4.7 POMPEO MARIANI Cascina Zelata

POMPEO MARIANI

(Monza, 1857 - Bordighera, Imperia, 1927)
 

Cascina Zelata (Anatre alla Zelata), 1896
olio su tavola, 48,7 × 75 cm, firmato e datato in basso a destra: “P. Mariani 1896”, Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AH01358AFC
Esposizioni: 2003, Firenze, n. 52; 2008-2009, Bergamo, s.n.; 2010, Monza, n. VII.2.
Bibliografia: A. Ranzi, in Di Giovanni Madruzza 1997, p. 294, n. 510, ill. (Anatre alla Zelata); S. Rebora, in Le collezioni d’arte 1999, p. 249 n. 155, ill.; A. Ranzi, in Cecconi, Mariani, Quadrone 2003, p. 39, ill. p. 128; P. Segramora Rivolta, in Da Canova a Boccioni 2011, p. 219 n. VII.105, ill.

Negli anni ottanta dell’ottocento, Pompeo Mariani, pittore e appassionato cacciatore, frequentava con assiduità la Zelata, una vasta zona della pianura lombarda dove il Ticino porta le proprie acque lentamente verso il Po, tra boschi di pioppi, olmi e ontani, dilagando talvolta in aree paludose, le famose lanche, nelle quali si rifugiava la selvaggina. Vicina a Bereguardo, nei pressi di Pavia, la Zelada (questo era il nome ottocentesco del luogo oggi noto come Zelata), era stata anticamente la tenuta di caccia dei Visconti, duchi di Milano, poi era divenuta in parte proprietà della famiglia Crespi.
Qui Mariani trasse spunto per un nuovo repertorio di temi e soggetti – raffiguranti cacciatori impegnati nelle molteplici fasi della “caccia alla penna” insieme a vedute di paludi silenziose e insenature avvolte da nebbie evanescenti – destinati ad affiancare le opere ambientate nella nativa Monza, nella campagna circostante e poi sulla riviera ligure. Fin dalla loro prima apparizione alla Mostra Triennale di Brera del 1891, le vedute della Zelata – a pastello e all’acquerello – conquistarono l’attenzione della critica che ne apprezzò la “sintesi pittorica di una data espressione” e soprattutto la capacità di catturare la “sensazione fuggevole provata dinnanzi a un brano di natura”. Ma il successo di pubblico giunse soltanto nel 1894, quando Una lanca di Ticino fu comprata per 1500 lire dal sovrano Umberto I di Savoia alle Esposizioni Riunite di Milano. Datata 1896, l’opera in mostra coincide con la completa affermazione internazionale dell’artista che invia numerose vedute della Zelata, colte in varie versioni e in diverse condizioni di luce e di atmosfera, all’Esposizione di Belle Arti della Permanente di Milano, alla mostra di Belle Arti di Firenze e, inoltre, a Zurigo, a Tolone, alla mostra della Secessione di Monaco. Un successo confermato dalla presentazione della Sera nel bosco (Zelata) all’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Venezia del 1897 e destinato a proseguire, grazie al favore del mercato artistico, anche durante i primi decenni del novecento.
Accostabile a Lanca di Cacciatori sul Ticino (collezione privata) e alla grande tela Colpo di spingarda (collezione privata), che ritraggono lo stesso scorcio, anche Cascina Zelata risponde all’intento naturalistico di una resa esatta della realtà, penetrata dal sentimento dolce e malinconico suscitato dall’ora e dalla solitudine del luogo, qui appena turbata dal volo delle anitre selvatiche. Il taglio compositivo della veduta si sviluppa orizzontalmente dilatando la visione del cielo adombrato, che sfuma in una lontananza indefinita fatta di brevi tocchi. Pennellate più sottili e marcate tratteggiano il canneto, dai riflessi verdi e ocra, suggerendo magistralmente le folate d’aria che investono e piegano gli steli verso la superficie dell’acqua, lievemente mossa dal vento e percorsa dai bagliori argentei della luce. Le tranquille paludi, gli stagni ombrosi e silenti della Zelata, come pure la copiosissima produzione di marine liguri, attestano l’ininterrotta ricerca di Mariani nella resa commossa e partecipata della natura, attraverso un continuo aggiornamento dei suoi mezzi pittorici, che gli valse l’appellativo della critica di “poeta dell’acqua”.

Elena Lissoni

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