opere in mostra

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Riccardo Viriglio - Il Ponte Coperto sul Ticino

4.6 RICCARDO VIRIGLIO Il Ponte coperto sul Ticino
4.6 RICCARDO VIRIGLIO Il Ponte coperto sul Ticino

RICCARDO VIRIGLIO

(Pavia, 1897 - Milano, 1951)
 

Il Ponte coperto sul Ticino, 1937
olio su tavola, 38 × 53 cm, firmato in basso a destra: “R. Viriglio”, Pavia, Musei Civici, inv. P 1278
Esposizioni: 2007-2008, Pavia, Quel cielo di Lombardia, n. 44; 2011-2012, Pavia, La civica Scuola, n. 55; 2012, Pavia, Paesaggi in quadro, n. 8.
Bibliografia: Peroni 1963, p. 91; Ottocento e Novecento 1984, p. 151; Quel cielo di Lombardia 2007, pp. 83-84; La civica Scuola 2011, p. 23 n. 55; Paesaggi in quadro 2012, p. 5 n. 8.

Viriglio si iscrive alla Civica Scuola di Pittura a quattordici anni. A diciannove vince il Premio Lauzi col dipinto Lettera dal fronte, di cui il direttore Giorgio Kienerk sottolinea “le buone qualità del colore” (Ottocento e Novecento 1984, p. 151). Lo stesso anno, viene ammesso con ottimi voti al quarto anno di disegno e pittura di figura dal vero dell’Accademia di Brera, che potrà frequentare grazie al sussidio assegnato dalla Commissione della Scuola pavese.
Un decisivo impulso alle ricerche pittoriche en plein air era venuto in particolare da Kienerk – artista toscano di formazione macchiaiola – direttore della Scuola di Pittura di Pavia dal 1905 al 1934, che divenne punto di riferimento e fonte di stimolo anche per la generazione di artisti più giovani: Viriglio, insieme a Alfredo Beolchini, Gino Buresch, Adolfo Mognaschi, animatori dal 1922 del sodalizio dei “Giovanissimi”, che aveva l’obiettivo di rinnovare la tradizione del paesaggio lombardo secondo una formula nuova.
La produzione di Viriglio, influenzata dalla lezione di Kienerk e dall’insegnamento di Cesare Tallone, suo maestro a Brera, si distingue per la ricerca di un originale tonalismo, particolarmente efficace nei paesaggi – come in questo Ponte coperto sul Ticino - e nelle nature morte. Qui, il Ponte coperto è visto dalla sponda del Borgo Ticino e viene a fare da sfondo alle lavandaie che stanno lavorando sulla riva, chine nello sforzo. Sono loro le vere protagoniste del dipinto, definite con pochi tocchi di colore abbreviati, ciascuna con abiti di tinte diverse e un fazzoletto in testa. La luce che bagna la scena è calda e avvolgente, l’acqua scorre tranquilla accanto alle donne e prosegue sotto il Ponte. La città, sull’altra sponda¸ è appena accennata, così come il cielo, stretto dal profilo del Ponte. Elementi strutturali della forma urbana della città, molto amati e frequentati dai cittadini, il Ticino e il suo Ponte coperto hanno sempre sollecitato l’ispirazione degli artisti, che ne hanno sentito e trasmesso il valore poetico: pittori e fotografi da qui hanno preso spunto per creazioni suggestive, fantastiche e originali.

Francesca Porreca

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