opere in mostra

Scultore pavese - San Giovanni Battista

2.3 SCULTORE PAVESE San Giovanni Battista
2.3 SCULTORE PAVESE San Giovanni Battista

SCULTORE PAVESE

(attivo nell’ultimo quarto del XVII secolo)
 

San Giovanni Battista, 1688 circa
legno scolpito, intagliato, dipinto, dorato, 150 × 55 cm, Carpignago di Giussago, chiesa di San Giovanni Battista, inv. 9J!0057
Bibliografia: Pavia Arte Sacra 2006, p. 122 n. 47.

Con una punta di orgoglio il curato Giacomo Antonio Sacco registrò tutti “i miglioramenti fatti alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista in Carpignago da me G. Antonio Sacco dall’anno 1688 in avanti”: nel documento così intitolato vengono citate la riedificazione della facciata, la realizzazione del portale in pietra, la messa in opera delle balaustrate in marmo e della “bradella” dell’altare maggiore, anch’essa in marmo, l’acquisto del pulpito in noce e del nuovo concerto di campane. Si ricorda inoltre la sistemazione dell’altare dedicato al Battista con la costruzione di un’ancona in stucco e la realizzazione della statua del santo “parte dipinta à color di carne - parte sopradorata”. Il curato Sacco, però, non trascrisse il nome dell’esecutore della statua del Battista: lo scultore deve essere ricercato tra gli intagliatori in legno, di buon livello artigianale, attivi in ambito locale nell’ultimo quarto del XVII secolo.
La tipologia dell’opera - che unisce un volto dai tratti delicati, impreziosito dall’oro dei capelli, a un corpo caratterizzato da una forte muscolatura - trova un immediato riferimento nel San Sebastiano (pubblicato in Zatti 1995, p. 958 fig. 41) di Giuseppe Sala, titolare di una bottega che, tra la fine del XVII secolo e l’inizio del secolo successivo soddisfaceva le richieste di sculture devozionali nell’area pavese. Anche la statua di Carpignago si qualifica per il forte tono devozionale, di facile comprensione popolare, che viene tradotto nella solide forme della tradizione lombarda di ispirazione ancora tardomanierista.
In tale senso questa scultura di tono minore esemplifica bene la resistenza opposta in ambito provinciale alle novità elaborate nell’ultimo decennio del secolo dalla statuaria ufficiale, nelle opere caratterizzate da intensità di movimento; o il grandioso “dramma barocco” delle sculture realizzate dal Bussola per i sacri monti e per la Certosa di Pavia.
Dalle opere appena citate, infatti, nel Giovanni Battista in esame viene compresa e riproposta solamente l’impostazione basata sul forte risalto plastico delle membra “adombrate di accenni muscolari” (Nava Cellini 1982, p. 205) mentre la posa è solo timidamente movimentata con l’avanzamento della parte sinistra del corpo.

Anna Paola Arisi Rota

(Scheda tratta da Pavia Arte Sacra ritrovata. Tesori scelti dall’inventario diocesano, a cura dell’Ufficio Beni Ecclesiastici della Diocesi di Pavia, Bergamo 2006, p. 122 n. 47)

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