opere in mostra

Opere in mostra

 

Cressini Carlo - Le gelide acque del lago di Märjelen

Cressini Carlo   Le gelide acque del lago di Märjelen
Cressini Carlo Le gelide acque del lago di Märjelen

CARLO CRESSINI

(Genova, 1864 - Milano, 1938)
 

Le gelide acque del lago di Märjelen, circa 1908
olio su tela, 106 x 198 cm Verbania, Museo del Paesaggio

Il lago di Märjelen, nella Svizzera tedesca, limitato dal ghiacciaio dell’Aletsch, è – dicono i manuali di geografia – uno degli esempi più classici di un lago sbarrato da nevi perenni. Oggi, per il surriscaldamento del pianeta, lo specchio d’acqua e i ghiacci si sono ridotti, ma il luogo mantiene intatta la suggestione che suscitava ancora agli inizi del secolo, quando la cortina dell’Aletsch lo costeggiava e lo chiudeva. Cressini si dimostra qui un epigono del romanticismo, scegliendo per tema una natura grandiosa e inospitale, che l’uomo non può addomesticare. Del resto, l’impraticabilità e quindi la solitudine dei luoghi alpini, sottolineata anche dal titolo (le “gelide acque”), era uno dei motivi che più amava. Lui stesso, anni dopo, parlerà della felicità dell’“isolamento” e dichiarerà di prediligere il paesaggio “senza fi gure”. Dirà anche che non gli interessava rappresentare realisticamente luoghi e paesaggi, ma “riprodurre la natura come stato d’animo” (Arano 1923, pp. 9-10). Al motivo del Märjelen Cressini dedica alcune opere, come il quasi contemporaneo Dal col di Märjelen, che si fa notare all’Esposizione Nazionale di Brera del 1910. In quest’ultimo, tuttavia, l’artista dipinge l’intera circonferenza del lago, mentre qui sceglie un’angolatura ravvicinata che lo porta a concentrarsi sulla massa minacciosa del ghiacciaio. Come è stato notato, “Cressini ripropone lo schema carcaniano […] che contrappone la zona in primo piano, indagata con oggettività più esasperata, a quella di fondo, racchiudente il panorama vero e proprio” (Rebora 1992, p. 26). Il lago sembra un fiume dove galleggiano lastre dure e taglienti, mentre il punto di vista abbassato all’altezza del terreno rende più imponente il blocco dell’Aletsch. Stilisticamente il paesaggio diventa il pretesto per una ricerca di volumi. Lo sforzo maggiore dell’artista è però il tentativo di sfuggire alla monotonia di un bianco monocromo, orlando le candide masse ghiacciate di riverberi azzurri e ocra e accentuando il contrasto delle montagne sullo sfondo.

Elena Pontiggia

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