opere in mostra

Opere in mostra

 

Donghi Antonio - Convento

ANTONIO DONGHI   Convento
ANTONIO DONGHI Convento

ANTONIO DONGHI

(Roma, 1897-1963)
 

Convento, 1928
olio su tela, 40 x 50 cm firmato in basso a destra: “Antonio Donghi” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AI02109AFC
Esposizioni: 1928, Venezia, 16. Esposizione Internazionale d’arte, n. 8; 2016, Lecco, Natura e città, s.n. Bibliografi a: 16. Esposizione Internazionale d’arte 1928, p. 113, n 8; Donghi. Sessanta dipinti 1985, pp. 117-118; Fagiolo dell’Arco, Rivosecchi 1990, pp. 67, 71, 186, n. 35; Tesori d’arte 1995, p. 397, ill. n. 789; L. Lecci, in Le collezioni d’arte 2000, pp. 138-139, ill., n. 112; M. T. Benedetti, in Antonio Donghi 2007, p. 44; Natura e città 2016, pp. 70-71.

Il dipinto fu acquistato nel 1928 dal conte Giuseppe Volpi di Misurata su consiglio del critico Ugo Ojetti in occasione della XVI Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia per il Credito Industriale, le cui opere sono confl uite nella Collezione dell’Istituto Bancario Italiano (IBI) e successivamente in quella della Fondazione. La tela, a lungo considerata dispersa, raffigura il convento di San Bonaventura a Roma. Come Veduta di Roma (Convento di San Bonaventura al Palatino) del 1924 della Collezione Banca di Roma - Capitalia gruppo Bancario, il dipinto fa parte di una serie di vedute del colle Palatino dove l’artista era solito dipingere en plein air. L’opera è strutturata sul contrasto tra i volumi semplifi cati dell’edifi cio e il cielo quasi senza profondità. Le alte pareti saturano il primo piano e l’assenza di presenze umane contribuisce a rendere quel senso di straniamento caratteristico delle opere che la critica accosta alla linea stilistica e poetica denominata realismo magico. Antonio Donghi, con Ubaldo Oppi e Felice Casorati, è tra gli artisti che interpretarono in modo più convincente questo tipo di sensibilità, condivisa anche da Ugo Piatti. Il loro riferimento comune è alle geometrie e alla luce di Piero della Francesca. Nell’epoca del ritorno all’ordine inaugurata da Pablo Picasso e André Derain nel primo dopoguerra, molti artisti italiani si avviarono verso una nuova classicità sostenuta dalle pagine della rivista “Valori Plastici” e, successivamente, da Novecento Italiano.

Antonella Crippa

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