opere in mostra

Opere in mostra

 

Monti Cesare - Corenno Plinio (Lago di Como)

CESARE MONTI   Corenno Plinio   Lago di Como
CESARE MONTI Corenno Plinio Lago di Como

CESARE MONTI

(Brescia, 1891 - Bellano, Lecco, 1959)
 

Corenno Plinio - Lago di Como, 1924
olio su tela, 73,5 x 94 cm firmato in basso a destra: “c. monti” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AI00078AFC
Esposizioni: 1924, Milano, Esposizione annuale, n. 117; 2010, Pavia, Da Hayez a Sironi, n. 14; 2016, Lecco, Natura e città, s.n.; 2017-2018, Legnano, Il dialogo infinito con la natura, n. 11. Bibliografia: Esposizione annuale 1924, n. 117; Tesori d’arte 1995, p. 452, ill. n. 917; S. Fontana, in Le collezioni d’arte 2000, pp. 235-237, ill., n. 237 (ripubb. in Da Hayez a Sironi 2010); Rebora 2001, p. 6, ill. p. 4.; Da Hayez a Sironi 2010, p. 44, ill. p. 45, n. 14; Natura e città 2016, pp. 60-61.

Il dipinto, acquistato nel 1924 presso la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, raffigura una veduta di Corenno Plinio. In questo piccolo paese in riva al lago di Como, Cesare Monti aveva una casa dove era stato sfollato durante la guerra e dove fu sepolto. L’opera, il cui soggetto fu spesso replicato, appartiene alla fase iniziale dell’attività del pittore, a quell’epoca vicino alla poetica del gruppo dei sette artisti del “Novecento”. I volumi degli edifi ci sono semplici e privi di dettagli, la composizione è ben strutturata, i contorni sono netti e i colori sobri. La tavolozza dominata dai toni bruni e verdi e la modalità tonale con cui l’artista costruisce le forme denunciano l’ammirazione per Paul Cézanne, manifestata anche da altre opere nella collezione di Fondazione Cariplo, tra cui Mattino d’estate sull’Adige o Lungo Adige a Verona di Guido Farina e Santa Margherita Ligure di Aldo Conti. La tela è una delle più convincenti espressioni della fase stilistica vicina a Novecento Italiano: esprime bene la composta poetica dell’artista che, per la sua piacevolezza, era molto apprezzato da galleristi e collezionisti. Questo stile, tuttavia, venne progressivamente abbandonato. Monti tornò al naturalismo lombardo, di cui apprezzava la libertà della pennellata e un certo gusto per eff etti più sfumati.

Antonella Crippa

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