opere in mostra

Opere in mostra

 

Penagini Siro - Paesaggio Invernale

Penagini Siro   Paesaggio Invernale
Penagini Siro Paesaggio Invernale

SIRO PENAGINI

(Milano, 1885 - Lesa, 1952)
 

Paesaggio invernale, 1930
olio su tela, 110 x 140 cm Verbania, Museo del Paesaggio
Esposizioni: 1934, Venezia, Biennale Internazionale d’Arte; 1937, Parigi, Exposition Universelle; 1948, Milano, Siro Penagini; 1985, Verbania, Siro Penagini; 2002, Novara, Siro Penagini. Bibliografi a: Ojetti 1934; Torriano 1934, p. 768; Siro Penagini 2002, pp. 93, 137.

Un paesaggio immobile, cristallizzato, è quello che Penagini dipinge nel 1930, prendendo ispirazione dai dintorni di Solcio, sul lago Maggiore, dove si era trasferito nel 1923. La locomotiva che si vede sulla sinistra si mimetizza nella composizione e non ne infrange la quieta fi ssità, nonostante lo sbuff o di fumo. Più che una macchina in corsa, come l’avrebbero dipinta venti anni prima i futuristi, sembra un masso erratico. Penagini partecipa qui del raddensamento dei volumi praticato dal “Novecento”, con cui aveva esposto nel 1920 (in una collettiva alla Galleria Arte che si può considerare l’incipit del movimento) e nelle principali mostre nazionali e internazionali. Tuttavia il suo gusto descrittivo e analitico lo allontana dalla sintesi, teorizzata all’inizio del decennio da Margherita Sarfatti. “Disegnatore metodico e paziente, il Penagini dipinge in funzione del disegno. Per questo i suoi paesaggi […] hanno talvolta una durezza lignea, un eccesso di contorni, neri e continui, che rende i quadri analitici e soggetti a curiose complicate stratifi cazioni di piani”, notava Sironi nel 1930 (M [M. Sironi], Le mostre d’arte milanesi, in “Il Popolo d’Italia”, 10 dicembre 1930, ora Pontiggia 2013, p. 58). Più che grandi masse volumetriche, l’artista preferisce dipingere una sfaccettatura di volumi. Anche qui il paesaggio è visto in lontananza, case e alberi sono piccoli come quelli di un presepe e ogni elemento si ripartisce in minimi blocchi. Una grazia incantata, un’atmosfera da realismo magico, secondo i dettami di Bontempelli, pervade tutta la composizione. Il dipinto viene esposto per la prima volta, con il titolo di Inverno, alla Biennale di Venezia del 1934, dove raccoglie signifi cativi consensi. “Un paesaggio studiato e condotto a solida unità” lo defi nisce Ojetti sul “Corriere della Sera” (Ojetti 1934). “Vigorosamente impiantato, benché con gusto alquanto scenografi co, è tra i più notevoli della mostra” aggiunge Piero Torriano (Torriano 1934, p. 768). Viene poi inviato all’Exposition Universelle di Parigi nel 1937, dove è premiato con una medaglia d’oro. A questo riconoscimento prestigioso ne segue nel 1948 un altro, più modesto ma non privo di signifi cato, quando l’artista ottiene per quest’opera un diploma d’onore alla Mostra Nazionale Contemporanea, aperta alla Villa Reale di Milano. In quell’occasione Borgese lo defi nisce “uno di paesaggi più belli e importanti della mostra, con un bel senso dello spazio, dell’aria, dell’inverno”, mentre Luzzatto scrive addirittura che “nella sua intensità nervosa, nella sua ricchezza di elementi sottili e nella solidità costruttiva ricorda Peter Brueghel” (in Siro Penagini 2002, p. 137).

Elena Pontiggia

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