opere in mostra

Opere in mostra

 

Sironi Mario - Il lago

Sironi Mario   Il lago
Sironi Mario Il lago

MARIO SIRONI

(Sassari, 1885 - Milano, 1961)
 

Il lago, 1926
olio su tela, 53 x 60 cm Verbania, Museo del Paesaggio (deposito)
Bibliografia: Mario Sironi 2014.

Alla metà degli anni venti Sironi, che nel primo dopoguerra aveva dipinto solo paesaggi urbani, inizia a dipingere paesaggi naturali. Anche qui tuttavia esprime il suo interesse per la solidità dei volumi (cioè, per dirla in termini non stilistici, per la solidità del reale) che manifestava nelle architetture cittadine e che subentra alla volatilità dei paesaggi impressionisti. Così l’acqua del lago non è una vibrazione di segni, ma una superfi - cie compatta come una lastra di malachite, appena agitata al centro dal roteare di un gorgo. Il lago, insomma, rivela una strana imponenza. Non ha nulla di grazioso o di pittoresco, nulla di quella visione cartolinesca con vele che dondolano sull’acqua e nuvole sospese nel cielo che Sironi detestava. È il frammento di un mondo senza tempo, immobile, in cui lo smalto blu della superficie è incastonato in una chiostra altrettanto immobile di montagne. Anche se sulle sue pendici si adagia un paese che sembra un presepio, la veduta idilliaca lascia posto a una sorta di sospensione e di attesa, vicina in parte a quella “atmosfera di stupore lucido” che Bontempelli teorizza proprio nel 1926-1927 (M. Bontempelli, Analogie, in “900”, giugno 1927, ora in Pontiggia 2006, p. 29). Ci si potrebbe chiedere se Sironi si sia ispirato a un panorama che aveva in mente, anche se l’opera nasce da una ricerca stilistica, non certo da un’impressione. In effetti nel paesaggio, pur così mentale, si può cogliere il ricordo dei monti che circondano il lago di Como. Sono luoghi che l’artista conosceva bene, perché era spesso stato ospite (nel 1921 per alcuni mesi) della casa di Margherita Sarfatti a Cavallasca, oggi San Fermo della Battaglia, sulle colline comasche. Cavallasca non si affaccia sul lago, che però si può ammirare dal vicino – e facilmente raggiungibile – monte Sasso. Quello che interessa a Sironi, comunque, è la costruzione più che la visione. Con una prospettiva non realistica, dove la massa dell’acqua si alza sopra l’orizzonte, dispone le sue potenti e sintetiche volumetrie, coprendole con pennellate di colore dense e violente, volutamente approssimative.

Elena Pontiggia

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