opere in mostra

Opere in mostra

 

Tosi Arturo - Cipresso a Zoagli

Tosi Arturo   Cipresso a Zoagli
Tosi Arturo Cipresso a Zoagli

ARTURO TOSI

(Busto Arsizio, Varese, 1871 - Milano, 1956)
 

Cipresso a Zoagli, circa 1927
olio su compensato, 45 x 35 cm Verbania, Museo del Paesaggio (deposito)
Esposizioni: 1999, Brescia, Arturo Tosi, n. 29. Bibliografi a: Arturo Tosi 1999, p. 72; Pontiggia, Vinardi 2017, n. 18.

Zoagli, sulla riviera ligure di Levante, era un luogo caro a Tosi, che vi trascorreva spesso l’inverno, prima in alloggi privati poi, dalla fine degli anni venti, all’Hotel Nave, un edificio liberty che andrà distrutto nei bombardamenti della seconda guerra mondiale. L’artista, del resto, dipingeva solo paesaggi che gli erano familiari. “Il paesaggio, per farlo come dico io, bisogna conoscerlo bene” dichiara nel 1928 (Aligi 1928). Pochi anni prima di morire, confessa: “Ogni volta che mi reco a lavorare nei luoghi consueti ho l’impressione di trovarmi in luoghi sempre nuovi e che mi consentono di elaborare motivi nuovi, come dire, originali”( in Sciortino 1956, p. 3). L’originalità, dunque, non consiste nel mutare temi e motivi, ma nel riscoprirli ogni volta. In questo piccolo, ma intenso dipinto (forse una prima idea del più grande Dintorni di Zoagli, esposto alla II Mostra del Novecento Italiano nel 1929) Tosi predispone alcune salde strutture architettoniche: la casa sulla destra, il gruppo di edifici tratteggiati al centro, la striscia bruna e il trapezio del terreno. Su questa solida ossatura del quadro si agitano, senza scalfirla, pochi segni nervosi. A bilanciare le dominanti orizzontali si alza sulla sinistra, come un filo, la verticale dell’albero che poi si allarga in un breve chioma ellittica. Nonostante il nome con cui l’opera è tradizionalmente conosciuta (il titolo è scritto due volte, di pugno dell’artista, dietro la tela), l’albero non è affatto un cipresso. Una pianta come quelle carducciane di Bolgheri, del resto, non avrebbe avuto l’esilità lineare che Tosi cercava per i suoi equilibri compositivi. L’“errore” del titolo dimostra che all’artista interessava il valore formale e poetico delle cose, più che la loro realtà botanica.

Elena Pontiggia

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