opere in mostra

Opere in mostra

 

Anselmo Bucci - il sommergibile germanico

Anselmo Bucci   il sommergibile germanico
Anselmo Bucci il sommergibile germanico

ANSELMO BUCCI

(Fossombrone, Pesaro, 1887 - Monza, 1955)
 

Il sommergibile germanico, 1942
76. olio su tela, 33 x 42 cm firmato in fondo, a destra: “BUCCI / Messina 15 - 3 - 42” e sul retro: “BUCCI / Sommergibile / germanico / Messina 15 - 3 - 42”
Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 0122, def. 0125, def. 0124 Esposizioni: 2005, Monza, Anselmo Bucci 1887-1955
Bibliografia: Bucci 1887-1955 2005, pp. 35-38, 209- 210.

Tutte e tre le opere, di uguale formato, vengono realizzate da Anselmo Bucci nello stesso periodo del 1942, anno in cui viene nominato “pittore di guerra” in seguito a una personale sul tema della guerra marinara tenutasi alla Galleria Nova di Milano. È importante notare che Bucci era già stato pittore di guerra durante il primo conflitto mondiale, quando scelse di arruolarsi nel Battaglione lombardo Volontari Ciclisti e Automobilisti, a fianco dei futuristi guidati da Marinetti: in quell’occasione, aveva documentato le vicende belliche vissute in prima persona attraverso un gran numero di disegni, litografie, incisioni e dipinti, che aveva poi riunito in un’unica mostra intitolata Pittura di guerra, allestita presso Palazzo San Giorgio a Genova. Il suo approccio al conflitto è di tipo narrativo: Bucci è estraneo sia all’attivismo futurista che all’indignazione espressa dalla denuncia radicale, che al realismo brutale delle rivendicazioni proletarie; ciò che lo interessa è il fatto che la guerra sia un evento del vissuto collettivo (e, in parte, individuale) di cui è fondamentale lasciare un racconto. Le opere Volo di Guerra e Interno di sommergibile, infatti, propongono una ‘presa diretta’ che pone lo spettatore a immedesimarsi col soldato, come se stesse spiando da una videocamera montata sull’elmetto. Nella prima tela, attraverso rapide pennellate che ben rendono l’idea della dinamicità del volo, Bucci ci fa affacciare sul cielo direttamente dalla carlinga dell’aereo, come se fossimo noi lì seduti e i piedi che spuntano da sotto fossero i nostri mentre, nella seconda, ci fa sbirciare dentro a un sommergibile quasi avessimo appena aperto lo sportello. Il sommergibile germanico, invece, è una veduta più classica, presa dal porto, quindi attraverso “gli occhi del civile”, dove il colore è stato steso velocemente e con larghe pennellate che lasciano in alcuni punti intravedere la tela grezza, ma che sono regolate da pochi tratti scuri che delineano le forme del golfo di Messina, del sommergibile e dei soldati. Tutte e tre le tele, di proprietà dell’artista, furono presentate alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 1942, come dimostrano le etichette presenti sui telai, e rimasero poi agli eredi fino a quando, nel 2005, il nipote Mario Fossati scelse di donarle ai Musei Civici di Monza.

Martina Franzini

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