opere in mostra

Opere in mostra

 

Scultore federiciano - Busto maschile

Scultore federiciano   Busto maschile
Scultore federiciano Busto maschile

SCULTORE FEDERICIANO

(attivo nella prima metà del XIII secolo)
 

Busto maschile, 1225-1250
marmo, 42 x 24,5 cm, Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. BB00077AFC
Esposizioni: 1995, Bari, Federico II, s. n.; 1995-1996, Roma, Federico II, s. n.; 2006-2007, Parma, Vivere il Medioevo, n. 137.
Bibliografia: Giuliano 1980, pp. 19-26; Federico II 1995, p. 243; Claussen 1995, p. 71; A. Rovetta, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 44-48, n. 6, pp. 101-103; F. Stroppa, in Vivere il Medioevo 2006, pp. 240-241, n. 137 (Ritratto di Federico II ?).

La scultura faceva parte della collezione di Caterina Marcenaro, acquisita da Cariplo nel 1976. Si dà per accettata l’autenticità dell’opera, ovvero il riconoscimento universale da parte degli studiosi della realizzazione del marmo da una bottega in epoca federiciana. Le analisi sul materiale rilevano come la pietra utilizzata sia con ogni probabilità di origine ellenica: è quindi ipotizzabile che l’artefice abbia utilizzato materiale di spoglio, un piccolo blocco di recupero da qualche antico monumento classico. Catalogato dalla Marcenaro come opera di scuola siciliana, venne ricondotta da Federico Zeri, in una perizia redatta in occasione dell’ingresso della raccolta genovese in quella di Banca Cariplo, nell’ambito del classicismo federiciano. L’esame della scultura, arrivata a noi in buono stato di conservazione, se si eccettua una rottura in corrispondenza della punta del naso, e un possibile “ritocco” ottocentesco, porta a ritenere che essa facesse parte di una struttura architettonica complessa, forse una nicchia ricavata entro la porta di accesso a una città, in cui il busto sarebbe stato collocato lateralmente rispetto al centro: questo spiegherebbe lo sguardo rivolto verso destra. Lo stesso basamento, costituito da due elementi, uno sottostante a tortiglione, diviso al centro da una palmetta, e uno superiore, a bugnato, condurrebbe a sposare questa ipotesi.
Più complessa risulta la questione relativa alla possibilità di riconoscere nel volto l’effigie dell’imperatore Federico II di Svevia. Infatti le immagini riconducibili a Federico appaiono tra di loro assai dissimili, e diversamente caratterizzate. Partendo dalle monete augustali, coniate nel 1231, esistono fattori comuni, ovvero il volto glabro, la testa recante la corona, coi capelli ricci che scoprono le orecchie, la veste “all’antica” chiusa con una fibula. Tali elementi sono riconoscibili sia nella Maestà della Porta di Capua, perduta ma conosciuta attraverso disegni (Séroux d’Agincourt, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano), sia nella Testa laureata, proveniente da Castel del Monte, sia nel Busto di Barletta. Rispetto agli esempi citati la statua in esame presenta una veste “alla moderna”, con una collana a pendaglio di forma geometrica.
Di fatto ritengo improbabile che si possa interpretare ciascuno di questi volti come un ritratto, secondo il significato che attribuiamo noi oggi al termine: infatti con la produzione artistica favorita da Federico II assistiamo alla nascita di un nuovo modo di raffigurare il volto, partendo dagli esempi di epoca greco-romana in commistione con un’attenzione naturalistica che porterà allo sviluppo dell’arte occidentale. In questo senso il Busto della Fondazione Cariplo si inserisce all’interno di un percorso: testimonia lo sviluppo di un linguaggio figurativo, avviato in ambito pugliese, che pare aprirsi a sollecitazioni di matrice francese: d’altra parte Bari e la Puglia erano luogo di transito per pellegrini e crociati. Di fatto siamo di fronte ad un esempio qualitativamente alto di quel crogiolo culturale in cui si svilupperà l’arte di Nicola Pisano: il confronto con la Testa-capitello Jupiter del Duomo di Siena evidenzia dei riferimenti davvero significativi.

Domenico Sedini

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