opere in mostra

Opere in mostra

 

Domenico De Bernardi - La stazione di Seregno

Domenico De Bernardi   La stazione di Seregno
Domenico De Bernardi La stazione di Seregno

DOMENICO DE BERNARDI

(Besozzo, Varese, 1892-1963)
 

La stazione di Seregno, 1926
olio su tavola, 20,5 x 28 cm, firmato e datato in basso a sinistra: “D. De Bernardi 1926”; al verso: “Dom. De Bernardi Aprile 1926”, Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. FCIP 0066
Bibliografia: Ausenda 1995, p. 389, n. 771; P. Zatti, in Le collezioni d’arte 2000, pp. 120-121, n. 95.

Dipinta nell’aprile del 1926, come documenta l’iscrizione al verso, l’opera si colloca all’inizio della carriera di Domenico De Bernardi, pittore autodidatta che aveva ottenuto il suo primo importante successo espositivo l’anno precedente con una mostra personale di oltre cento opere allestita presso la Galleria Pesaro di Milano, introdotta in catalogo da Piero Torriano. In quell’occasione emergevano con chiarezza alcuni dei temi e degli interessi dell’artista, il quale esponeva una cospicua serie di paesaggi studiati dal vero di grande valenza emozionale, che si inscrivevano nella tradizione della pittura naturalista lombarda, sulla scorta della lezione di Cesare Tallone, Eugenio Gignous e Francesco Filippini. Accanto a questa vasta produzione, figuravano le prime vivaci testimonianze visive della rapida modernizzazione in atto nel territorio lombardo alla metà degli anni venti – come ad esempio Alla stazione, L’opificio, Nel porto – cui è accostabile anche la Stazione di Seregno sia per il soggetto, sia per la condotta pittorica di pennellate rapide e sintetiche che catturano l’atmosfera del luogo e la sua luce intensa.
Negli anni immediatamente successivi De Bernardi si dedicò soprattutto alla rappresentazione delle grandi imprese e dei cantieri promossi dal regime fascista, ottenendo un notevole successo testimoniato dall’acquisto di Nave in allestimento per il Museo Mussolini di Roma e dal Premio Lavoro dell’Industria assegnatogli alla Biennale di Venezia del 1930 per l’opera intitolata Costruzioni. Nell’introduzione al catalogo della mostra allestita alla Galleria Pesaro nel 1929 Vincenzo Costantini riconosceva l’aspetto più innovativo della produzione dell’artista in queste scene moderne che descrivono con vivacità le “folle organizzate alle grandi imprese meccaniche nei cantieri, nelle ferriere, nelle grandi costruzioni in genere”, come pure “i porti dove il traffico arruffa un movimento
vertiginoso” e “le stazioni ferroviarie, dove le locomotive sbuffano fumanti e quasi irrequiete”.

Elena Lissoni

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