opere in mostra

Opere in mostra

 

Eugenio Bajoni - Il travet

Eugenio Bajoni   Il travet
Eugenio Bajoni Il travet

EUGENIO BAJONI

(Monza, 1880-1936)
 

Il travet, 1931
bronzo, 31 x 51 x 36 cm, firmato dietro la spalla sinistra: “E BAIONI”, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 0908,
Bibliografia: inedito.

La scultura è una versione tarda, datata 1931, di un gesso modellato per la prima volta nel 1907: Il travet (impiegato umile, ligio al dovere e per nulla gratificato) doveva essere un personaggio conosciuto a Monza, tanto che alcuni critici ricordavano personalmente il personaggio ritratto nel primo gesso, esposto alla mostra del 1915 Bajoni - Bucci; anzi, lo avevano ribattezzato “ritratto di un beone”.
L’opera, in stile impressionista, viene paragonata dai critici dell’epoca al lavoro di Medardo Rosso: nonostante Eugenio Bajoni non abbia mai lasciato Monza, era solito documentarsi leggendo riviste d’arte e partecipando agli incontri del Coenobium monzese, una cerchia di artisti e intellettuali innovatori e insofferenti alle convenzioni; pertanto è verosimile che egli avesse letto o sentito parlare di Medardo Rosso e che ne fosse rimasto affascinato.
In effetti tracce del suo stile non mancano nel Travet: il bronzo è trattato con una certa forza di modellato, aggiungendo materia anziché levigandola, creando così, con grande capacità di sintesi, un ritratto dall’intensa componente emozionale. L’opera è costituita soltanto dalla testa leggermente chinata verso il basso e da un accenno di spalle, in un atteggiamento di subordinazione e rassegnazione per una condizione priva di dignità. L’aspetto dell’uomo è segnato dalle esperienze che ha vissuto, il camice che si intravede è vecchio e sciupato, proprio come il suo volto, appena abbozzato nel bronzo ma fortemente espressivo, grazie a quelle poche “pennellate” che modellano la materia. Per Bajoni è importante il tema del decadimento morale che segna anche l’aspetto esteriore dell’uomo; non a caso questo soggetto viene ripreso ventiquattro anni dopo l’elaborazione più antica: l’interesse e l’empatia dell’artista nei confronti dell’umanità circostante non erano mai venute meno.
L’opera è firmata dietro la spalla sinistra con la dicitura “E BAIONI”; i Musei Civici di Monza posseggono, oltre a questo esemplare donato da Carolina Bajoni nel 2005, un’altra scultura del 1908 pressoché identica, se non per una lieve differenza sulla spalla sinistra (che risulta più allungata), donata dalla famiglia Bajoni nel 1937, e uno Studio per “Il travet” in tempera su carta, sempre giunta presso i Musei Civici grazie al lascito Bajoni del 2005.

Martina Franzini

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