opere in mostra

Opere in mostra

 

Eugenio Spreafico - I calderai

Eugenio Spreafico   I calderai
Eugenio Spreafico I calderai

EUGENIO SPREAFICO

(Monza, 1856 - Magreglio, Como, 1919)
 

I calderai, 1907 (?)
olio su tela, 83,5 x 144,5 cm, firmato in basso, a destra, “E Spreafico / MONZA”, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 0015,
Esposizioni: 1989, Monza, Eugenio Spreafico; 1990, San Pietroburgo.
Bibliografia: Musei di Monza 1981, p. 51; Eugenio Spreafico 1989, p. 136; Eugenio Spreafico 2005, p. 228.

I soggetti prediletti dall’artista sono senza dubbio i lavoratori: contadini, lavandaie, operai, bambini intenti nella lettura mentre curano il bestiame, tutte figure rappresentate mentre sono immerse nella natura, in uno stretto rapporto tra la figura e il paesaggio, che costituisce il fil rouge di tutta la sua produzione artistica. Se la scelta dei personaggi è probabilmente dettata, almeno inizialmente, da una moderata inclinazione per il socialismo umanitario (come ci racconta C. Giulio Silva, nell’articolo apparso il 2 gennaio 1904 sul periodico “La Brianza”, di stampo socialista), il tema costante della natura proviene dalla sua tendenza al realismo, come modalità espressiva prescelta.
Spreafico trascorre la seconda metà della sua vita a Magreglio, distante dalla borghesia monzese con cui non riuscì mai a intessere buoni rapporti e a cui faticava a far apprezzare la propria opera; a Magreglio l’attenzione si sposta tutta verso il mondo esterno, senza più coinvolgimenti ideologici di nessuna sorta e lasciando che la figura umana sia solo una presenza fenomenica, al pari di alberi, montagne, sassi. La minuziosità nella rappresentazione della natura verrà piano, piano abbandonata, per lasciare spazio a una verità colta nel suo insieme, con tratti meno precisi e più naturalistici, come ne I calderai: la presenza della neve in questo dipinto è totalizzante, il paesaggio ovattato è reso dalla pennellata molto morbida e i tre personaggi, al centro della tela mentre incedono lungo un sentiero, sembrano emergere con fatica da tutto quel candore, intabarrati, con le teste basse, le mani in tasca e le pentole di rame e di stagno luccicanti appese alle braccia. La datazione dell’opera non è certa ma sicuramente va collocata dopo il 1900 in base a considerazioni di stile e, con ogni probabilità, intorno al 1907, anno in cui venne ultimata un’altra versione leggermente più piccola dello stesso soggetto.

Martina Franzini

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