opere in mostra

Opere in mostra

 

Fausto Melotti - Kore

Fausto Melotti   Kore
Fausto Melotti Kore

FAUSTO MELOTTI

(Rovereto, Trento, 1901 - Milano, 1986)
 

Kore, circa 1955
ceramica smaltata policroma, 107 x 33 x 27 cm, firmato a pennello all’interno del lato posteriore della base, collezione privata, courtesy Montrasio Arte Monza e Milano
Esposizioni: 2003, Rovereto, Fausto Melotti; 2016, Milano, Fausto Melotti; 2017, Roma; 2017, Padova.
Bibliografia: Fausto Melotti 2003, tav. 28, p. 124; La ceramica prende forma 2015, p. 24; Fausto Melotti 2016, p. 95, ill.

L’opera appartiene a un periodo eccezionalmente creativo per Fausto Melotti, la vera e propria ‘rinascita artistica’ incominciata alla fine del secondo conflitto mondiale; in questa fase l’artista, con l’aiuto della moglie Lina, installa un forno a muffola nel suo studio milanese danneggiato dalle bombe e si dedica a una produzione quasi frenetica di ceramiche e terrecotte, oggetti e piccole sculture. Opere che ottengono un notevole successo commerciale ma una scarsa eco critica fino a tempi assai recenti.
Lo scultore roveretano non era nuovo alla produzione ceramica: già nel 1930 aveva presentato proprio delle ceramiche alla IV Triennale di Monza, oggetti realizzati per la Richard Ginori diretta da Gio Ponti; da quel momento avrebbe sempre continuato a praticare con interesse quel materiale ‘povero’, raccogliendo suggestioni che gli venivano da Lucio Fontana e da Arturo Martini e muovendosi con intelligente flessibilità fra il mondo utilitaristico delle arti applicate e quello ‘alto’ della scultura con la ‘A’ maiuscola.
È proprio grazie a questo atteggiamento anticonformista e moderno che Melotti ottiene alcuni fra i risultati più originali e innovativi, teatrini, vasi, figure, grandi pannelli decorativi e addirittura installazioni: come le pareti realizzate per villa Planchart a Caracas nel 1957, per villa Nemazee a Teheran nel 1960 e l’ambiente costruito nel 1961 per “Italia 61”, sempre in collaborazione con Gio Ponti.
In questo caso, la figura intensamente evocativa, dalla superficie preziosa, i colori raffinati e la forma a clessidra molto femminile e analoga a quella dei vasi coevi, appartiene alla serie delle Kore, le statue-colonna dell’antica Grecia ma anche, più precisamente, rappresentazioni del personaggio mitologico di Persefone, virginale fanciulla figlia della dea Demetra, rapita da Ades e portata negli Inferi. Gli antichi riti dei Misteri Eleusini si riferiscono appunto al ciclo stagionale, simboleggiato dalla scomparsa di Kore sottoterra per sei mesi l’anno e dal suo periodico ritorno in primavera, quando la natura può rifiorire per la gioia di Demetra, dea appunto della natura e delle messi.
Melotti, attento lettore della mitologia antica, ha dedicato molte opere, riflessioni e schizzi al mito di Demetra e Kore, in cui ravvisava una struttura archetipica sovratemporale, culturalmente centrale per la nostra civiltà, anche quella cristiana, basata sull’idea di morte e resurrezione. Inoltre Kore, in greco, significa anche ‘pupilla’, il luogo dello sguardo quindi, per metonimia, dell’arte; nella Kore Melotti suggerisce così di riconoscere la ‘pupilla’ del cosmo, la condizione dello sguardo.

Martina Corgnati

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