opere in mostra

Opere in mostra

 

Giacomo Grosso - Ritratto dell’onorevole avvocato Cesare Sarfatti

Giacomo Grosso   Ritratto dell’onorevole avvocato Cesare Sarfatti
Giacomo Grosso Ritratto dell’onorevole avvocato Cesare Sarfatti

GIACOMO GROSSO

(Cambiano, Torino, 1860 - Torino, 1938)
 

Ritratto dell’onorevole avvocato Cesare Sarfatti, 1926
olio su tela, 93,5 x 123 cm, firmato e datato in basso a destra: “G Grosso - 926” (le due G intrecciate), Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AI00069AFC
Esposizioni: 2018, Rovereto, Margherita Sarfatti, n. 6.
Bibliografia: Cova, Galli 1991, vol. IV, ill. p. 31; S. Rebora, in Le collezioni d’arte 2000, p. 350, n. XV; Margherita Sarfatti 2018, p. 120, n. 6.

Avvocato di origini israelite, nel 1902 Cesare Sarfatti si trasferisce da Venezia, dove era nato nel 1866, a Milano. Insieme alla giovane moglie Margherita Grassini – che diviene figura di spicco dell’ambiente artistico milanese, artefice e sostenitrice del Novecento Italiano – si lega ai principali protagonisti della vita politica e culturale del capoluogo lombardo. Eletto deputato nel 1913, dieci anni dopo, il 1° agosto 1923, è nominato presidente della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, mantenendo tale carica solo per alcuni mesi, a causa dell’improvvisa scomparsa avvenuta il 24 gennaio 1924. In questo pur breve periodo Sarfatti si distingue per il suo mecenatismo, avviando la politica di acquisti che porterà ben presto la Cassa di Risparmio a dotarsi di un’importante collezione d’arte; vi confluiscono anche i saggi conclusivi del Pensionato artistico istituito in sua memoria nel 1924, come La siesta di Augusto Colombo, San Martino di Cesare Breveglieri e Varenna vista da Vezio di Piero Fornasetti.
Risale al 1924 anche l’idea di una quadreria di ritratti dei presidenti della Cassa di Risparmio: la prima opera commissionata da Giuseppe De’ Capitani d’Arzago, successore di Sarfatti alla presidenza dell’Istituto, fu il Ritratto dell’avvocato Giuseppe Marcora di Antonio Pasinetti. Dai documenti d’archivio apprendiamo di una trattativa, sempre nel 1924, tra lo stesso Pasinetti e De’ Capitani d’Arzago per l’esecuzione anche del ritratto di Sarfatti ma la commissione dell’opera fu infine affidata a Giacomo Grosso che la realizzò nel 1926. Come in molti altri casi – e tra tutti ricordiamo il Ritratto del conte Aldo Annoni di Cesare Tallone – Grosso eseguì l’opera partendo da una fotografia: Sarfatti è seduto alla scrivania, intento nel suo lavoro, secondo un’iconografia ricorrente nella ritrattistica dell’alta borghesia e che il pittore torinese ripete almeno in un’altra occasione con il Ritratto dell’ingegnere Vittorio Tedeschi (1925, Torino, collezione privata). La fama conseguita da Grosso presso gli esponenti di tale classe sociale e le capacità di ritrattista sono probabilmente alla base della sua scelta da parte della Cassa di Risparmio. Nell’opera in mostra l’accurata resa fisiognomica e il notevole studio di mani concorrono, assieme alla descrizione minuziosa degli oggetti sul piano della scrivania, a un efficace effetto di verosimiglianza.

Laura Casone

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