opere in mostra

Opere in mostra

 

Gino De Dominicis - Urvasi e Gilgamesh

Gino De Dominicis   Urvasi e Gilgamesh
Gino De Dominicis Urvasi e Gilgamesh

GINO DE DOMINICIS

(Ancona, 1947 - Roma, 1998)
 

Urvasi e Gilgamesh, anni novanta
acrilico e foglia d’oro su tavola e vetro, 43,6 x 40,2 cm fi rmato sul retro al centro: “G. DE DOMINICIS”. Sul retro etichetta della galleria “studio deambrogi”, via Solferino 37, Milano Monza, Fondazione Luigi Rovati

Urvasi, dea indiana della bellezza e della vita amata da un uomo mortale, e Gilgamesh, eroe sumero in cerca dell’immortalità celebrato dall’omonimo poema, sono trasformati da De Dominicis in una specie di coppia regale ritratta moltissime volte sullo sfondo di paesaggi, luci o semplicemente un fondo oro che, dal Medioevo bizantino in poi, evoca la trascendenza pura. Si tratta di una vera propria icona o codice iconografi co proposto per la prima volta nel 1980 nella mostra alla Galleria Pio Monti di Roma e replicato innumerevoli volte, con varianti fi gurative, di formato e materiali, nei due decenni successivi. Gilgamesh e Urvasi non sono collegati fra loro in nessuna tradizione mitologica o letteraria, ma l’associazione è naturale per De Dominicis che fa di loro i prototipi del desiderio di sfuggire al limite della condizione umana (maschile) e del possesso creativo di tale condizione atemporale (femminile). Le due fi gure si riconoscono e si rispecchiano l’uno nell’altra, lasciando scaturire fra i loro inconfondibili profi li stagliati in controluce come quinte teatrali sul palcoscenico delle cose, la natura, il cosmo e la luce che prende forma dal caos originario. La loro è una fi guratività che contempla se stessa e introduce il mondo. In questa particolare versione dell’opera, i profi li delle due fi gure sono sagomati, rivestiti d’oro e lasciati sospesi su un fondo ugualmente d’oro, offrendosi come “autentico portale d’immortalità”, per parafrasare l’espressione di Italo Tomassoni, che immette sull’infi nito spazio-temporale, al di fuori o al di sopra di ogni contingenza. De Dominicis era ossessionato dalla morte e dalla realtà dell’invecchiare, alla quale non sapeva rassegnarsi; per questo aveva individuato in Gilgamesh un modello ideale di uomo coraggioso che fa della ricerca dell’eternità lo scopo dell’intera esistenza. Come scrive l’artista, “l’invecchiamento è una malattia interna che dal ventiseiesimo anno circa comincia a corrodere il corpo e la mente, noi crediamo di esserci abituati a questo processo e ci sembra inevitabile, mentre tutte le azioni degli uomini sono sempre state e sono solamente delle risposte inconsce a questo drammatico problema”.

Martina Corgnati

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