opere in mostra

Opere in mostra

 

Giosuè Bianchi - Dazio di porta Milano

Giosuè Bianchi   Dazio di porta Milano
Giosuè Bianchi Dazio di porta Milano

GIOSUÈ BIANCHI

(Monza, 1803-1875)
 

Dazio di Porta Milano, 1839
acquerello su carta, 31 x 28 cm, firmato in basso a sinistra: “Monza il 8 Maggio 1839. Giosuè Bianchi fece / Paolo Mantegazza Pod.à / Luisa Corbetta (?) / (?)”, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 0200
Esposizioni: 2016, Monza, Monza 1816.

Giosuè Bianchi, proveniente da una famiglia di amatori d’arte e capostipite di diverse generazioni di artisti (i figli Mosè e Gerardo e i nipoti Alberto e Rino Bianchi, Emilio Borsa, Pompeo Mariani), dopo aver frequentato l’Accademia di Brera ed essersi inizialmente impiegato al servizio di nobili famiglie milanesi, rientra a Monza e diventa insegnante di disegno presso vari collegi della città e di paesi limitrofi. Nella città natale, la sua attività prevalente è quella di ritrattista accanto alla quale Bianchi coltiva però il paesaggio e la veduta: in particolare due carte, conservate presso i Musei Civici di Monza, mostrano l’affezione dell’artista per il centro medievale che poco a poco andava scomparendo. Si tratta di due acquerelli che rappresentano due porte della città, Il Dazio di San Biagio e Il Dazio di Porta Milano, luoghi perduti con lo smantellamento della cinta muraria. Nell’opera qui presentata è colto esattamente il momento dell’abbattimento della porta e delle mura limitrofe per mano di tre operai muniti di piccone che, dall’alto, lavorano per spaccare i mattoni una fila dopo l’altra. A terra, contro quel che resta delle mura, cominciano ad accumularsi le macerie; se non fosse per la presenza degli operai, la veduta potrebbe essere scambiata per un paesaggio romantico ‘di rovine’. Proprio in quella fase, infatti, i monumenti medievali cominciano a essere visti a Monza come elementi pittoreschi, tanto che anche il Dazio di San Biagio (la porta che conduceva a Como) verrà rappresentato dal Bianchi prima del suo abbattimento sotto forma di rovina.
L’acquerello è dedicato a Paolo Mantegazza, podestà di Monza dal 1815 al 1823 e poi ancora nel 1839 (nonché nonno del più famoso Paolo Mantegazza, antropologo e fisiologo), mentre non sono state trovate notizie riguardanti il secondo nome che l’artista menziona nell’iscrizione, Luisa Corbetta: potrebbe forse trattarsi della moglie del podestà che Giosuè Bianchi potrebbe aver conosciuto grazie alla sua attività di ritrattista.

Martina Franzini

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