opere in mostra

Opere in mostra

 

Giosuè Bianchi - Ritratto dell’ingegner Luigi Fossati

Giosuè Bianchi   Ritratto dell’ingegner Luigi Fossati
Giosuè Bianchi Ritratto dell’ingegner Luigi Fossati

GIOSUÈ BIANCHI

(Monza 1803-1875)
 

Ritratto dell’ingegnere Luigi Fossati, circa 1860
olio su tela, 146,5 x 96 cm, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 0328
Esposizioni: 2008, Monza, Mostrarsi e apparire.
Bibliografia: Mostrarsi e apparire 2008, pp. 30-31.

Giosuè Bianchi ritrae in questo dipinto l’ingegnere Luigi Fossati, un esponente dell’alta borghesia monzese la cui identità è incerta: alcuni lo identificano infatti con l’amministratore di stampo liberale che fondò l’importante cotonificio monzese Fossati-Lamperti, mentre altri riconoscono nel personaggio ritratto il cappellaio Luigi Fossati, padre di quel Felice che, insieme al cugino, nel 1874 fondò la ditta tessile F. A. Cugini Fossati destinata a larga fortuna (prima della fine del secolo era un’azienda dotata di luce elettrica e di ben 400 telai meccanici). Questa seconda ipotesi permetterebbe di giustificare la presenza del cilindro posto all’estremità sinistra del quadro.
Come nel Ritratto di Luigi Sirtori, l’artista nasconde parzialmente la parete di fondo con un tendaggio purpureo: la stoffa drappeggiata, in questo modo, diventa una base cromatica per porre in risalto il volto dell’effigiato. Quest’ultimo è rappresentato in piedi, abbigliato elegantemente, un bastone da passeggio in una mano poggiata sul fianco mentre con l’altra pare offrire una rosa all’osservatore. Non è chiaro il significato di questo gesto che però certamente ingentilisce il dipinto, altrimenti austero.
Accanto all’ingegnere c’è un tavolino tagliato dal bordo del quadro, sul quale sono poggiati il cilindro e due oggetti che vanno interpretati come veri e propri attributi del personaggio: una carta topografica e un compasso. Il “ritratto ambientato” assume così una connotazione diversa da quello del notaio Sirtori: mentre quest’ultimo lascia che sia la sua professione a definire il suo status, Luigi Fossati preferisce farsi ritrarre alla maniera degli aristocratici ottocenteschi, ossia accanto a oggetti e strumenti simbolici, capaci di significare il loro amore per la musica, l’arte e la letteratura. In questo modo il ritratto, pur nella rigidità della posa, trasmette il lato più umano del personaggio.
Questo dipinto risale con ogni probabilità al 1860, periodo che segna l’eccellenza e la massima accuratezza del Giosuè Bianchi ritrattista, come testimonia anche il ritratto di Laura Mantegazza riferibile alla stessa fase .

Martina Franzini

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