opere in mostra

Opere in mostra

 

Giulio Paolini - Studio per “Senza più titolo” (Phoenix)

Giulio Paolini   Studio per “Senza più titolo” (Phoenix)
Giulio Paolini Studio per “Senza più titolo” (Phoenix)

GIULIO PAOLINI

(Genova, 1940)
 

Studio per “Senza più titolo” (Phoenix), 2011-2012
collage su litografi a, 48,5 x 69 cm Monza, Fondazione Luigi Rovati
Bibliografia: Paolini 2012, ill. 215.

In un ambiente defi nito da linee di profondità che convergono verso un punto di fuga, posto in corrispondenza dell’obbiettivo di un proiettore al centro dell’immagine, sono collocati due per lato, uno di fronte all’altro, quattro fi guranti in costume settecentesco. Ciascuno di essi sembra sostenere due tele quadrate identiche per dimensioni, una bianca e l’altra rovesciata in modo da mostrare il telaio, che occultano parzialmente la fi gura. Le tele sono disposte alternatamente oblique o diritte, il verso davanti oppure dietro in modo da presentarsi in quattro combinazioni diverse, cioè tutte quelle possibili. La profondità dello spazio è ribadita dalla presenza di due parallelepipedi vuoti disegnati uno dietro l’altro a partire dal primo piano, mentre proprio davanti ai nostri occhi è posta una sfera rifl ettente dall’apparenza metallica. Nella sfera, fotografata, intravediamo rifl essi di luce e un’ampia zona oscura che nasconde proprio il luogo in cui si trova l’osservatore, noi. Sullo sfondo, alle spalle del proiettore, un’altra superfi cie, o un altro quadro, rivela una doppia serie di colonne e basamenti disposte una sopra l’altra, in due fi le orizzontali, defi nite da coordinate prospettiche diverse da quelle dello spazio più esterno e limitate da alcuni gradini posti a entrambe le estremità. Nel complesso, uno spazio molto ‘teatrale’ in cui si intravede la fi gura di un uomo seduto con la testa fra le mani. L’immagine sembra concedersi ma al tempo stesso si nega. Lo sguardo dell’osservatore è portato a spingersi proprio al centro del quadro, nel punto in cui le linee di fuga convergono e dove però viene metaforicamente respinto dall’obbiettivo del proiettore, il suo ‘sguardo’ vuoto puntato su di lui. Anche le tele non contengono nulla; non c’è niente da vedere se non i codici della rappresentazione stessa. Paolini nel 1992-1993 aveva già realizzato alcuni multipli intitolati Phoenix, complessa mise en abyme di quadri e fi guranti che, a loro volta, facevano riferimento a un lavoro ancora precedente, la suite litografica Il trionfo della rappresentazione (1983), dove compare il proiettore presente anche nella mostra omonima (Trionfo della rappresentazione) allestita allo Studio Marconi di Milano nel 1984.

Martina Corgnati

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