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Guigoni & Bossi - Ritratto di Gaetano Casati e Anonimo - Diploma a Gaetano Casati della società reduci d’Africa

Guigoni & Bossi   Ritratto di Gaetano Casati e Anonimo   Diploma a Gaetano Casati della società reduci d’Africa
Guigoni & Bossi Ritratto di Gaetano Casati e Anonimo Diploma a Gaetano Casati della società reduci d’Africa

GUIGONI & BOSSI

Ritratto di Gaetano Casati, 1890
fotografia, 68 x 52 cm, firmata in basso a destra “Guigoni & Bossi / Milano 1890”, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 1096, def. 1244

ANONIMO

Diploma a Gaetano Casati della Società Reduci d’Africa, 1890
stampa, 48 x 66 cm, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 1096, def. 1244

Gaetano Casati (Lesmo, 1838 - Monticello 1902), è un personaggio certamente singolare della scena milanese dell’ultimo ventennio dell’Ottocento: dopo aver intrapreso studi di matematica presso l’università di Pavia, nel 1859 si arruola nel corpo dei Bersaglieri, avviando una fortunata carriera militare da cui si congeda nel 1879. Da bersagliere partecipa alla campagna contro il brigantaggio nell’Italia meridionale, è istruttore nelle scuole per bersaglieri e viene anche assegnato alla squadra topografica di Livorno con il compito di redigere le carte del regno; ruolo, quest’ultimo, che gli fornisce competenze fondamentali per il suo incarico successivo.
Nel 1879 entra nella redazione della rivista geografica “L’Esploratore”, fondata e diretta da Manfredo Camperio; nello stesso anno parte alla volta di Khartum per accompagnare Romolo Gessi, geografo ed esploratore che fa richiesta di un “ufficiale che conosca il modo di costruire carte geografiche”. Il 24 dicembre 1879 comincia così la spedizione africana di Gaetano Casati, durata dieci anni ed estesasi, fra difficoltà e peripezie, a tutta la fascia centro-orientale del continente. Nel 1888, in particolare, Casati viene fatto prigioniero dal re dell’Unioro; riesce a fuggire e viene salvato sulla riva sudanese del lago Alberto, perdendo però tutti gli appunti e le rilevazioni accumulate in otto anni. Il 10 aprile 1889, convinto dall’esploratore britannico Henry Morton Stanley, parte dall’Equatoria (Sudan del Sud) per intraprendere il difficile viaggio di rientro; giunge sulla costa dell’Oceano Indiano a dicembre, dopodiché si reca in Egitto per consegnare alle autorità i rapporti del governatore Emin e, nel 1890, fa rientro in Italia, insieme a sei africani che scelgono di seguirlo; viene accolto trionfalmente. È in questa occasione che gli viene consegnato il Diploma della Società Reduci d’Africa e che gli viene scattato il Ritratto dallo studio Guigoni & Bossi, di Edmondo Guigoni e Antonio Bossi, attivo a Milano tra il 1888 e il 1912.
Dopo il suo ritorno, Casati si ritira immediatamente in Brianza, dove può dedicarsi alla ricostruzione dei suoi viaggi affidandosi solamente alla memoria: la sua opera viene pubblicata nel 1891 a Milano con il titolo Dieci anni in Equatoria e ritorno con Emin Pascià. Delle sei persone che vennero in Italia con lui, cinque si ammalarono gravemente e soltanto una bambina sopravvisse: Amina Mabù Casati, che fu sempre trattata dall’esploratore come una figlia, suscitando non poco scalpore nella Brianza dell’epoca. Il Diploma e il Ritratto vengono donati ai Musei Civici di Monza nel 1936, proprio dalla figlia adottiva di Casati, Amina.

Martina Franzini

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