opere in mostra

Opere in mostra

 

Lucio Fontana - Concetto spaziale. New York 4

Lucio Fontana   Concetto spaziale. New York 4
Lucio Fontana Concetto spaziale. New York 4

LUCIO FONTANA

(Rosario di Santa Fe’, Argentina, 1899 - Varese, 1968)
 

Concetto Spaziale. New York 4, 1962
tagli e graffi su rame, 102 x 56 cm, firmato e datato sul fronte in basso a destra: “L. FONTANA 62”, collezione privata, courtesy Montrasio Arte Monza e Milano
Esposizioni: 1972, Milano, Palazzo Reale, Lucio Fontana; 1972, Bruxelles, Lucio Fontana; 1980, Firenze, Fontana; 1982, Rimini, Lucio Fontana; 1985, Varese, Lucio Fontana; 1986, Messina, Lucio Fontana e le Avanguardie.
Bibliografia: Lucio Fontana 1972a, p. 216, n. 166, ill.; Lucio Fontana 1972b, n. 61; Crispolti 1974, vol. II, p. 122; Fontana, 1980, n. 47, ill.; Lucio Fontana 1982, n. 59, ill.; Lucio Fontana 1985, n. 68; Crispolti 1986, vol. II, p. 412, (1863/4); Lucio Fontana e le Avanguardie, 1986, p. 62, n. 20.

Lucio Fontana si reca per la prima volta a New York insieme a Ezio Gribaudo e Francesco Aschieri nel 1961 in occasione della sua mostra personale, la prima in assoluto negli Stati Uniti, curata da Michel Tapié alla Martha Jackson Gallery. L’artista vi presenta le “Venezie”, un ciclo di grandi dipinti dedicati alla città lagunare, che ne riflette colori e suggestioni attraverso lo scintillio cangiante di colori bizantini, blu e oro.
La Grande Mela esercita su di lui un’impressione profonda: “New York” scrive l’artista, “è più bella di Venezia! I grattacieli di vetro paiono delle grandi cascate d’acqua, che precipitano dal cielo. Di notte è una grande collana di rubini, zaffiri, smeraldi […] New York è una città fatta di colossi di cristallo sui quali il sole batte provocando torrenti di luce”. Dopo la visita al grattacielo Seagram di Mies van de Rohe, Fontana annota “…pare che contenga il Sole”.
La sensazione fortissima, meravigliosa e terribile, provata dall’artista viene provvisoriamente fissata in dipinti eseguiti sul luogo e poi, l’anno successivo, in un certo numero di lastre metalliche di rame o latta, tagliate e graffiate soprattutto nel senso della lunghezza, per rendere l’andamento verticale delle visioni urbane catturate lungo le avenues di Manhattan.
Si tratta di una vera e propria interpretazione fantastica e visionaria dell’iconica metropoli americana, addirittura descrittiva, che ne suggerisce la luminosità fluida e onnipresente, le superfici riflettenti dei palazzi d’acciaio e di cristallo, ma anche la natura “tecnologica” e industriale resa dalla stessa scelta del materiale, non tela o legno o ceramica, tutte cose antiche e legate alla tradizione europea della pittura e della scultura, ma scintillanti lastre metalliche a uso industriale, affatto desuete nel mondo delle arti belle.
Nonostante questo, gli strappi e i tagli, i graffi e gli squarci operati dall’artista sulla superficie continuano a rispondere a quell’infaticabile “corpo a corpo” con la materia, come scrive Enrico Crispolti, che impegnava l’artista argentino già da anni, in una specie di lotta alla conquista di un nuovo spazio, non più metaforico e rappresentativo ma reale, fenomenico e contemporaneo. Il risultato sono opere fortemente iconiche ma al tempo stesso atipiche, drammatiche e sintetiche che, oltre a profondità ulteriori, rivelano una spazialità incerta e provvisoria riflessa sulla superficie specchiante. I primi lavori del ciclo, più lirici e narrativi, furono esposti nella personale di Fontana alla Galleria dell’Ariete di Milano nel giugno 1962; altri, eseguiti durante l’estate, all’International center for Aesthetic Research di Torino nel novembre dello stesso anno; ma anche in seguito Fontana continuò a lavorare su metallo sporadicamente fino al 1968.

Martina Corgnati

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA