opere in mostra

Opere in mostra

 

Marino Marini - San Giorgio e il drago

Marino Marini   San Giorgio e il drago
Marino Marini San Giorgio e il drago

MARINO MARINI

(Pistoia, 1901 - Viareggio, Lucca, 1980)
 

San Giorgio e il drago, circa 1931
marmo, 60 x 32 x 7 cm, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 0608,
Esposizioni: 1994, Monza, Il Museo Negato; 1999, Mantova, Arte a Mantova 1900-1950; 2008, Gemonio (Varese), Marino Marini; 2010, Monza, Sacro e Profano.
Bibliografia: Il Museo Negato 1994, p. 182; Marino Marini 2008, pp. 22, 118; Sacro e Profano 2011, pp. 122-123.

Marino Marini giunse all’ISIA di Monza nel 1929, chiamato da Arturo Martini (che quell’anno vi insegnava Plastica Decorativa) per la cattedra di Scultura ma, mentre Martini rimase a Monza soltanto un anno, Marino Marini insegnò presso la Villa Reale fino al 1940, quando poi passò all’Accademia di Brera.
Il rilievo in marmo San Giorgio e il drago, per il quale l’artista richiede l’aiuto di alcuni studenti, risale al 1931, come chiarito dalla sua diretta testimonianza. Come Arturo Martini, anche Marini indaga gli stili del passato per raggiungere un suo linguaggio originale e, in particolare, questo rilievo rimanda per formato alle metope dei templi greci mentre, per quanto riguarda la resa delle figure, al periodo romanico, a cui sembra riferirsi anche il soggetto. La scena è collocata su un unico piano, mentre in lontananza si intravede una costruzione, probabilmente un tempio: il cavallo sembra frenare innanzi al drago, con le zampe posteriori leggermente piegate e quelle anteriori tese, o forse, verosimilmente, si sta caricando per impennarsi. San Giorgio regge con la mano destra una lunga lancia pronta per essere scagliata, disposta lungo la diagonale in direzione del mostro; quest’ultimo, con il muso vicinissimo a quello del cavallo, sputa fiamme ardenti e occupa tutto l’angolo inferiore destro dello spazio, avviluppato in una spirale che dà movimento all’intera composizione e da cui, oltre al collo e alla testa, fuoriesce soltanto una zampa dagli artigli affilati.
Assente invece la principessa che nella simbologia religiosa rappresenta la fede (mentre il mostro è il demonio): una mancanza che alleggerisce il carattere prettamente cristiano della scena, conferendole invece un’aria più epica e mitologica. È probabile che questo rilievo sia la prima rappresentazione del tema del cavallo e del cavaliere, una costante poetica e iconografica in tutta la carriera dell’artista. Marini affermerà infatti che “c’è tutta la storia dell’umanità e della natura nella figura del cavaliere e del cavallo, in ogni epoca. È il mio modo di raccontare la storia. È il personaggio di cui ho bisogno per dare forma alla passione dell’uomo […]”.
Anche questo rilievo, come la Leda col cigno di Arturo Martini, viene donato ai Musei Civici dalla Civica Scuola Paolo Borsa di Monza nel 1976.

Martina Franzini

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