opere in mostra

Opere in mostra

 

Michelangelo Pistoletto - Persona che guarda l’ora - ritratto di Lucio Rovati

Michelangelo Pistoletto   Persona che guarda l’ora   ritratto di Lucio Rovati
Michelangelo Pistoletto Persona che guarda l’ora ritratto di Lucio Rovati

MICHELANGELO PISTOLETTO

(Biella, Torino, 1933)
 

Persona che guarda l’ora – ritratto di Lucio Rovati, 1962-2004
serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 225 x 125 cm, firmato e datato sul retro: “MICHELANGELO PISTOLETTO 1962-2004”, n. 429, Monza, Fondazione Luigi Rovati
Bibliografia: inedito.

L’opera è stata commissionata a Pistoletto nel 2004. Come tutti i “quadri specchianti”, che hanno reso celebre l’artista piemontese, anche questo riporta una datazione doppia: al 1962 risale l’originale idea del “ritratto su specchio”, mentre al 2004 l’esecuzione di questa particolare opera. Lucio Rovati, fotografato mentre consulta il suo orologio, è riprodotto a grandezza naturale su una lastra di acciaio riflettente. Indossa un abito scuro ed è posizionato di profilo, lateralmente e rivolto all’esterno dell’immagine, come se avesse fretta di uscirne. La sua figura, fissata nel tempo, nel momento preciso in cui è stata fotografata, interferisce inevitabilmente con un presente fluido e transitorio, con gli ambienti, gli oggetti e le persone di volta in volta catturati dalla superficie specchiante. Il mutevole mondo fenomenico riflesso dall’opera presenta una temporalità propria, differente da quella dell’immagine fissa di Lucio Rovati, imperturbabilmente concentrato sul proprio orologio; il risultato è un cortocircuito fra presente e passato, durata e istantaneità ma anche apparenza e realtà, presenza e assenza, spazio e illusione, “davanti” e “dietro”, oppure “fuori” e “dentro”. Come scrive Pistoletto “lo specchio indica l’impossibilità di progredire se non considerando ciò che sta dietro di noi: la riflessione sul passato”.
Gli “specchi” di Michelangelo Pistoletto sono da annoverarsi fra le invenzioni più convincenti e fortunate non solo entro l’ambito poverista e concettuale ma nella produzione artistica dell’intera seconda metà del secolo scorso; un’idea straordinariamente semplice che, pur facendo riferimento, direttamente o indirettamente, a generi antichi e ben storicizzati (soprattutto l’autoritratto che implica obbligatoriamente l’utilizzo dello specchio da parte dell’artista), oltre che a capolavori quali l’amata Las Meninas di Diego Velázquez, rinnova radicalmente la dimensione stessa del ritratto e dell’autoritratto, inscrivendosi fra le grandi forme “nuove” dell’arte contemporanea.

Martina Corgnati

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