opere in mostra

Opere in mostra

 

Salvatore Fancello - Anfora

Salvatore Fancello   Anfora
Salvatore Fancello Anfora

SALVATORE FANCELLO

(Dorgali, Nuoro, 1916 - Bregu Rapit, Albania, 1941)
 

Anfora, ante 1938
terra refrattaria ingobbiata, graffita e invetriata, 55,7 x 38,7 cm, Ø bocca 25,3 cm, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 0926,
Bibliografia: Cassanelli, Collu, Selvafolta 2003, pp. 144, 188- 189; Crespi 2005, p. 27.

I Musei Civici di Monza posseggono un nucleo rilevante di opere e studi che Salvatore Fancello realizzò nell’ultimo biennio trascorso all’ISIA 1933-1934 (mentre purtroppo tutto ciò che riguarda la sua attività precedente è andato perduto), provenienti da alcune donazioni e dal trasferimento di oggetti dalla civica scuola Paolo Borsa. Ed è proprio da qui che, nel 2003, giunge l’Anfora, fino a quel momento rimasta ignota agli studiosi.
Si tratta di un manufatto risalente all’ultimo anno in cui l’artista frequenta l’Istituto, o forse a una delle estati (1934-1938) trascorse a Padova presso l’atelier del suo professore, Virgilio Ferraresso, prima della chiamata alle armi. In quegli anni, infatti, vengono applicate sanzioni che impediscono all’Italia di importare argille e smalti da Francia e Inghilterra; per questo all’ISIA confl uiscono materiali analoghi da tutta la penisola. Lo stesso Ferraresso si cimenta nella ricerca di terre adatte sulle montagne venete e per lavorarle si avvale dell’aiuto di uno dei suoi allievi migliori, appunto Fancello: tra Monza e Padova egli si applica nella realizzazione di manufatti con materiali sempre diversi, che implicano soluzioni tecniche ad hoc, riuscendo a ottenere comunque un corpus di opere coerente dal punto di vista stilistico. In particolare, produce una serie di grandi vasi, cui forse quest’Anfora potrebbe essere assimilata, che non vengono torniti, bensì alzati a strisce di terra, ingobbiati con un leggero strato di argilla bianca adatta per essere decorata a graffiti e, infine, invetriata. In questo caso, la decorazione presenta alcune figure femminili abbigliate in stile classicheggiante, con lunghi e morbidi pepli, che svolgono diverse attività all’aria aperta. Intorno si trovano anche alcuni animali mentre, in lontananza (sul collo dell’anfora), si intravedono montagne e pochi alberi. Potrebbe trattarsi della rappresentazione della dea delle messi, o probabilmente di una scena di vita contadina che forse nella fantasia di Fancello è riferibile alla sua famiglia e alla sua terra natia, la Sardegna, un tema sempre presente in tutto il suo percorso artistico.

Martina Franzini

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