opere in mostra

Opere in mostra

 

Salvatore Fancello - Cinghiale e piccolo

Salvatore Fancello   Cinghiale e piccolo
Salvatore Fancello Cinghiale e piccolo

SALVATORE FANCELLO

(Dorgali, Nuoro, 1916 - Bregu Rapit, Albania, 1941
 

Cinghiale e piccolo, circa 1935
terra refrattaria graffi ta e colorata, 16 x 12 x 14 cm
Esposizioni: 2008, Monza; 2011, Monza, Prima che il gallo canti; 2015, Milano, La ceramica prende forma.
Bibliografia: Prima che il gallo canti 2011, p. 24; La ceramica prende forma 2015, pp. 59, 101.
collezione privata, courtesy Montrasio Arte Monza e Milano

La carriera di Salvatore Fancello, sebbene di brevissima durata (morirà soldato durante la Seconda guerra mondiale all’età di soli ventiquattro anni), è comunque assai ricca in virtù della maturità espressiva che riuscì a raggiungere e dell’eredità artistica lasciata agli artisti del secondo Novecento. Il tema del bestiario è certamente uno dei suoi favoriti, nel quale è evidente il sincretismo formale tra le sue radici sarde e la ricerca avanguardistica: all’ISIA, che frequenta a partire dai quattordici anni, gli studenti venivano fatti esercitare nella copia dal vivo di animali e Fancello dimostra una notevole capacità nel trasporre le figure dal vero alla carta o alla terracotta attraverso un suo codice personale inconfondibile che si discosta completamente dal dato di realtà. Il cinghiale in particolare è un soggetto ripreso più volte dall’artista, che lo rappresenta spesso insieme ai piccoli: a volte ammansito, sdraiato mentre allatta i cuccioli altre, invece, ben piantato sulle quattro zampe, teso alla protezione della propria creatura, come nel caso di Cinghiale e piccolo; l’espressione dei suoi animali di terracotta però, non è mai feroce ma sempre mansueta e pacata. La terra refrattaria utilizzata per modellare la scultura viene poi incisa con brevi tratti obliqui e punzonati, rendendo così la caratteristica del pelo ispido tramite pochi elementi essenziali. Scimmia che si copre gli occhi viene datata al 1938 circa, periodo verosimile se si pensa al soggiorno di Fancello ad Albissola Marina, tra l’aprile e il dicembre di quell’anno, dove si esercita presso la fabbrica di Tullio Mazzotti nell’uso del colore. L’opera si appoggia su una base ad anello irregolare, di un colore caldo, terroso, su cui spiccano alcune chiazze viola e verde, a rappresentare degli elementi naturali, forse fiori o erba. Al capo destro della base si trova una scimmia accovacciata in una posa quasi umana, con le zampe posteriori incrociate e sorrette da una delle due zampe anteriori, mentre con l’altra si copre il muso. Anche in questo caso viene utilizzato uno strumento appuntito per incidere tutto il corpo dell’animale con brevi tratti irregolari che rendono la consistenza della pelliccia. Dal lato opposto alla scimmia, su un prolungamento della base, ancora una volta si ritrova un cinghiale, questa volta senza piccoli e rifinito con il colore, come tutto il resto dell’opera: il marrone scuro viene ravvivato da alcune aggiunte di toni più chiari e luminosi che delineano il muso, le orecchie, le zampe e il pelo ispido, mentre le zanne emergono grazie al bianco candido. Gli animali sono un tema che viene più volte ripreso anche nelle opere grafi che di Fancello, veri e propri bestiari: leoni, gatti, formichieri, mucche, capre, caprioli, cavalli, uccelli, rettili e, ovviamente, gli immancabili cinghiali, riempiono interi fogli, talvolta arricchiti da uno sfondo paesaggistico, altre volte in un horror vacui di fi gure sparse apparentemente senza un orientamento. Nello Studio di animali, risalente al 1938 circa, sono rappresentati cinghiali e gatti dallo sguardo arcigno, colorati con chiazze di tempera acquerellata marrone, rosa e gialla. Potrebbe forse trattarsi di uno studio preparatorio per il dono di nozze a Nivola e Ruth Guggenheim, Disegno ininterrotto, una grande opera grafi ca di più di sei metri di lunghezza, rappresentante quel mondo sardo che accomunava i due amici. Di tutt’altra natura è invece lo Studio di fanciulle, una composizione costellata da farfalle dove si trova una donna dagli occhi verdi in primo piano, seduta su una sedia dall’alto schienale intarsiato mentre suona il pianoforte. Sul fondo altre due donne, una piegata come a raccogliere qualcosa e l’altra nuda, di tre-quarti e le braccia sollevate. Poche sfumature di colore caratterizzano la figura in primo piano e ombreggiano quelle sullo sfondo, mentre dalla finestra si intuisce un paesaggio dal cielo azzurro. Questo disegno potrebbe essere riferibile alla fi ne degli anni trenta, quando Fancello si dedica allo studio della figura femminile, forse in vista di una nuova stagione artistica che purtroppo non fece in tempo a sviluppare.

Martina Franzini

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