opere in mostra

Opere in mostra

 

Salvatore Scarpitta - Sal’s Red Hauter Special

Salvatore Scarpitta   Sal’s Red Hauter Special
Salvatore Scarpitta Sal’s Red Hauter Special

SALVATORE SCARPITTA

(New York, 1919-2007)
 

Sal’s Red Hauter Special, 1966-1967
auto da corsa, 110 x 270 x 128 cm, firmata e datata in una targa sul cruscotto: “Racing Midget 84 C.I. Specially prepared and structured by Salvatore Scarpitta for Jean Christophe Castelli 1967” CR.348 collezione privata, courtesy Montrasio Arte Monza e Milano
Esposizioni: 1969, New York, Scarpitta Race Cars; 1971, Hempstead (New York), Art around the Automobile; 1977, Houston (Texas), Scarpitta; 1982, New York, Salvatore Scarpitta. American Cycle 1958-1982; 1987, New York XXXth Anniversary 1957-1987. The First Fifteen Years: Part I (Leo Castelli Gallery); 1999-2000, New York, Minimalia; 2005, Rovereto, Un secolo di arte italiana; 2006-2007, Karlsruhe, FASTER! BIGGER! BETTER!; 2011, Rovereto, Look Today!; 2011-2012, Rivoli, Arte povera; 2012-2013, Torino, Salvatore Scarpitta.
Bibliografia: Scarpitta 1977, p. 14; F. Gualdoni, in Salvatore Scarpitta 1985, p. 34; Di Genova 1990, p. 468; Hindry 1990, pp. 67-236; Minimalia 1999, pp. 226-227; Sansone 2005, pp. 193, 365, n. 348; Un secolo di arte italiana 2005, p. 243; Vagheggi 2006, p. XXXVIII; FASTER! BIGGER! BETTER! 2006, p. 283 ripr. ID Espo 2838; Il mito della velocità 2008, p. 282; Viaggio in Italia 2008, p. 33, n. 43; Look Today! 2011; Arte povera 2011; Salvatore Scarpitta 2012, pp. 186, n. 46 e 284-285; Sansone 2015, pp. 123, 168.

Questo prototipo, la più piccola delle auto da corsa costruite da Salvatore Scarpitta, non a caso nota come “macchina nana”, fu realizzato per il figlio di Leo Castelli, Jean Christophe, dal cui estate newyorkese è passata alla collezione Rosa e Gilberto Sandretto di Milano, poi alla Collezione VAF Stiftung e infine al presente proprietario.
Sal, nel titolo, sta come sempre per “Salvatore”. L’opera è un assemblage: telaio e ruote erano parte di una carcassa abbandonata al bordo di una pista in terra battuta in Maryland, mentre tutto il resto fu prodotto nell’officina-laboratorio dell’artista. L’opera è dedicata a “Terrore Rosso”, un pilota che Scarpitta stesso ha definito “idolo della mia infanzia americana, dai capelli rossi e la faccia da teschio”, scomparso in un incidente.
Già negli anni cinquanta, le opere di Scarpitta tendono a presentarsi come “cose”, oggetti amorfi realizzati in base a procedimenti il più possibile meccanici e avulsi dall’individualità dell’artista; la sua prima auto, nel 1964, radicalizza questo principio, integrando arte e vita e lasciando emergere anche la grande passione che Scarpitta aveva sempre nutrito per le corse automobilistiche, specie quelle “povere” disputate con fervore sui circuiti di provincia nel Middle East americano. “Mi sono messo a fare automobili”, ha dichiarato, “perché mi sembrava di correre direttamente alla sorgente di quelli che erano i contenuti dei miei quadri. Invece di applicare il tubo di scappamento ai quadri l’ho messo dove stava prima”.

Martina Corgnati

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