opere in mostra

Opere in mostra

 

Sergio Zoso - Monza - gasometro

Sergio Zoso   Monza   gasometro
Sergio Zoso Monza gasometro

SERGIO ZOSO

(Monza, 1933-?)
 

Monza - gasometro, 1959
olio su tela, 51 x 70,5 cm, firmato e datato in basso a sinistra: “s. zoso / 59”; sul retro al centro della tela: “SERGIO ZOSO / VIA MANZONI 2 MONZA / MONZA – IL GASOMETRO / £ 6500”, Monza, Collezione Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati, inv. def. 0022,
Esposizioni: 2009, Monza, Orizzonti.
Bibliografia: Orizzonti 2009, p. 101.

Sergio Zoso, allievo della civica scuola Paolo Borsa, cominciò la sua carriera di pittore a metà degli anni cinquanta, partecipando alle rassegne indette dal Comune di Monza e dalla Famiglia Artistica monzese: questo dipinto, infatti, entrò a far parte delle collezioni civiche nel 1960, quando vinse il premio Acquisto del Comune della rassegna artistica svoltasi in occasione della fiera di San Giovanni.
Questa tela di medio formato offre la personale visione di Zoso sul grande evento storico che caratterizzò profondamente la storia novecentesca italiana: il boom economico immediatamente successivo alla ricostruzione. Monza, favorita certamente anche dalla vicinanza con Milano, fu una delle città protagoniste di questo impetuoso sviluppo.
La veduta rappresenta uno scorcio della periferia di Monza: una strada affiancata a destra dai binari del tram (che sta sopraggiungendo) e a sinistra da un imponente gasometro che getta la sua ombra sul selciato fino a lambire le rotaie. Oltre, si può notare come le fabbriche vadano a occupare gli spazi lasciati liberi dalle case: la costruzione gialla su tre piani, molto probabilmente un’abitazione, è unita a quella verde (più in fondo) da un edificio basso con il tetto dalla caratteristica forma a triangoli retti, tipica delle coperture dei capannoni industriali. Interessante è l’approccio al tema della periferia, dipinta a colori vivacissimi, cielo azzurro, limpido e i toni accesi delle costruzioni, giallo, arancio, verde e indaco per le ombre. Toni certamente non realistici ma molto espressivi, allegri, che trasmettono un sentimento di vitalità e benessere a contrasto con le tipiche connotazioni delle aree industriali viste nei decenni successivi in bianco, nero e grigio.

Martina Franzini

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