opere in mostra

Opere in mostra

 

Shirin Neshat - Seeking martyrdom variation n.2

Shirin Neshat   Seeking martyrdom variation n.2
Shirin Neshat Seeking martyrdom variation n.2

SHIRIN NESHAT

(Qazvin, Iran, 1957)
 

Seeking martyrdom - variation n. 2, 1995
fotografi a, stampa alla gelatina d’argento, 146 x 104 cm edizione 1/3 fi rmato e datato sul retro: “SHIRIN NESHAT 1/3 - Seeking martyrdom # 2, 1995” Monza, Fondazione Luigi Rovati
Esposizioni: 1999, Milano, Photoeurope; 2002, Rivoli, Torino, Shirin Neshat; 2008, Alessandria, Shapes of Time.
Bibliografia: Shirin Neshat 2002, p. 88; Biennale di Alessandria 2008.

L’opera fa parte di uno fra i primi cicli fotografi ci realizzati da Shirin Neshat dopo il suo viaggio in Iran nel 1990. L’artista, studentessa negli Stati Uniti quando nel 1978 scoppia la rivoluzione che avrebbe trasformato la monarchia iraniana in repubblica islamica sciita, non sarebbe mai più rientrata stabilmente nel suo Paese natale se non in brevi soggiorni dal 1990 in poi. Il lavoro di Shirin Neshat, fotografi co e successivamente anche video e cinematografi co, è dedicato per lo più a esplorare la complessa relazione fra genere, posizione femminile, situazione politica e tradizione religiosa, terrorismo e rappresentazione mediatica del mondo islamico, specie iraniano. Questa immagine, come le altre variazioni della stessa serie, è un autoritratto; essa inquadra l’artista stessa mentre indossa lo hijab, il velo nero tipicamente iraniano, e stringe fra le mani la canna di un fucile e un tulipano rosso e giallo; il semplice sfondo bianco è attraversato da versi di poemi persiani scritti in calligrafi a araba. Di straordinario impatto e potente originalità, i lavori di questa serie e, in generale, del gruppo denominato Women of Allah, veicolano contenuti ambigui e persino contradditori relativi allo stereotipo della ‘donna velata’ vista da occhi occidentali e dagli occhi dell’artista stessa, che in Occidente vive, produce ed espone i suoi lavori a lungo banditi in Iran. All’immagine della donna musulmana, passiva e sottomessa, quasi cancellata allo sguardo dall’invadenza oscura del velo, qui subentra però una personalità orgogliosa, forte e addirittura pericolosa che, in quanto tale, richiede una lettura più fl essibile e profonda, oltre alla semplicistica divisione del bene dal male, del giusto dall’ingiusto. Shirin Neshat peraltro, che qui si autoritrae nei panni di una “rivoluzionaria islamica in cerca di martirio”, vero tabù in Occidente, non indossa affatto il velo nella vita di tutti i giorni e nei confronti del suo Paese d’origine ha sviluppato una posizione di osservatrice assai partecipe ma al tempo stesso assai critica. Questo ciclo di opere, presentato per la prima volta a Friburgo nel 1996, ottenne immediatamente un successo trionfale, culminato nel 1999 con l’assegnazione del Leone d’Oro – Primo premio Internazionale della 48° Biennale di Venezia.

Martina Corgnati

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