opere in mostra

Opere in mostra

 

Thomas Ruff - m.d.p.n. 28

Thomas Ruff   m.d.p.n. 28
Thomas Ruff m.d.p.n. 28

THOMAS RUFF

(Zell am Harmersbach, Friburgo, 1958)
 

m.d.p.n. 28, 2003
c-print, 94 x 120 cm; edizione 2/5, Monza, Fondazione Luigi Rovati
Esposizioni: 2004, Seul, Thomas Ruff; 2006, Venezia, Thomas Ruff, The Grammar of Photography; 2012, Napoli, Contorni di Napoli.
Bibliografia: Thomas Ruff 2004, p. 112; Thomas Ruff 2005, p. 59; Thomas Ruff, The Grammar of Photography 2006, p. 133.

L’opera m.d.p.n. 28 fa parte di una serie di immagini che inquadrano gli ambienti interni ed esterni del Mercato del Pesce di Napoli, costruito su progetto di Luigi Cosenza tra il 1929 e il 1935; Ruff fu invitato a realizzare un’ampia ricerca sul sito nel 2002, su proposta della galleria Lia Rumma. Questi scatti sono frutto di idee e forme applicate a un unico soggetto, che spaziano dalla distaccata rappresentazione documentaria alle spaesanti fotografie modificate in post-produzione.
m.d.p.n. 28 ritrae una delle facciate laterali del Mercato del Pesce, visto di scorcio. Le grandi finestre scandiscono con ritmica regolarità la parete, altrimenti spoglia. Nella composizione vengono incluse anche una rampa di accesso e il tetto, lasciando spazio al cielo con le sue morbide e filamentose nuvole, in forte contrasto con la linearità dell’edificio. Questi tre elementi, le finestre, la rampa e il tetto, sembrano invitare lo sguardo verso il punto di fuga, collocato però fuori dalla composizione stessa.
L’intera fotografia è velata da uno strato color rosa cipria, fatta eccezione per le aperture suddette. Questa soluzione, già utilizzata da Ruff in altre serie, tra cui Nacht, contribuisce a rendere omogenee le forme e i diversi elementi della composizione. Infatti, ai piedi dell’imponente e rigida architettura industriale si trova anche una donna con un bambino in braccio, che costituisce soltanto un’ombra, dal sapore metafisico. Contrastano quindi tra di loro la maestosità della struttura, che conserva la sua importanza nonostante la situazione di abbandono, e la valenza minima ma tuttavia presente delle figure vive che le passano accanto.

Rachele Motta

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