opere in mostra

Opere in mostra

 

Adolfo Wildt - L’albero della vita

Adolfo Wildt   L’albero della vita
Adolfo Wildt L’albero della vita

ADOLFO WILDT

(Milano, 1868 - Milano, 1931)
 

Albero della vita (La fontanella santa), 1921
marmo mosaico, bronzo dorato e onice, 47,2 x 44,7 x 10 cm Forlì, Musei Civici, Palazzo Romagnoli, Collezioni del Novecento

Esposizioni: 1921, Milano, Arte Italiana Contemporanea, n. 156; 1922, Venezia, XIII Esposizione Internazionale della Città di Venezia, pp. 71-73; 1925, Parigi, Exposition Internationale des Arts Décoratifs, tav. XXVIII; 1934, Roma, II Mostra Internazionale d’Arte Sacra, p. 27; 1969, Torino-Toronto, Il sacro e il profano nell’arte dei Simbolisti, pp. 276-282; 1973, Torino, Wildt, n. 70; 1989, Venezia, Adolfo Wildt, p. 68; 1990, Darmstadt, Adolfo Wildt, pp. 144-145; 2000, Brescia, Adolfo Wildt e i suoi allievi, n. 28; 2000, Forlì, Wildt a Forlì, n. 7; 2012, Forlì, Wildt. L’anima e le forme, n. 30; 2015, Parigi, Adolfo Wildt. Le Dernier Symboliste, pp. 150-151; 2015, Milano, Adolfo Wildt. L’ultimo simbolista, pp. 174-175; 2017-2018, Ravenna, Montezuma Fontana Mirko, n. 2.

Bibliografia: Arte Italiana Contemporanea 1921, n. 156, p. 101; Marangoni 1921, p. 21; Sarfatti 1921; XIII Esposizione Internazionale 1922, pp. 71-73; Exposition Internationale des Arts Décoratifs 1925, tav. XXVIII; Wildt 1926, tav. 44; Nicodemi 1930, n. 16; II Mostra Internazionale 1934, p. 27; Arfelli 1935, p. 11; Il sacro e il profano 1969, pp. 276-282; Wildt 1973, n. 70; Mola 1983, p. 152; Mola, Savinio, Scheiwiller 1983, p. 89; Mola, Scheiwiller 1988, p. 153; Adolfo Wildt 1989, p. 68; Adolfo Wildt 1990, pp. 144-145; Adolfo Wildt e i suoi allievi 2000, n. 28, pp. 82-83, 175; Wildt a Forlì 2000, n. 7, pp. 86-87; Wildt. L’anima e le forme 2012, n. 30, pp. 200-201; Adolfo Wildt. Le Dernier Symboliste 2015, pp. 150-151; Adolfo Wildt. L’ultimo simbolista 2015, pp. 174-175; Montezuma Fontana Mirko 2017, n. 2, p. 66.

L’opera, realizzata in almeno due versioni (Adolfo Wildt e i suoi allievi 2000), viene esposta per la prima volta alla mostra collettiva Arte Italiana Contemporanea tenuta alla Galleria Pesaro di Milano tra l’ottobre e il novembre 1921. Nel 1925 l’esemplare qui in mostra viene inviato alla Exposition Internationale des Arts Décoratifs di Parigi, dove è notato da Raniero Paulucci de’ Calboli che, come documenta Emanuela Bagattoni, l’acquista da Wildt l’11 novembre 1925, prima che l’opera fosse di ritorno da Parigi nel marzo successivo. Nel 1931, in seguito alla morte di de’ Calboli, per sua volontà testamentaria, questa e altre opere di Wildt entrano nella raccolta dei Musei Civici di Forlì.

Come hanno ben evidenziato i contributi di Elena Pontiggia (Adolfo Wildt e i suoi allievi 2000) e Omar Cucciniello (Wildt. L’anima e le forme 2012, Adolfo Wildt. L’ultimo simbolista 2015), nell’Albero della vita (La fontanella santa) Wildt affronta il tema della sofferenza redentrice attraverso il dolore che genera la salvezza. Le lacrime che sgorgano dagli occhi intagliati della testa in onice di Cristo sono raccolte in un bacile – l’opera è un’acquasantiera – da cui germoglia un albero carico delle lacrime ormai trasformate in stelle.

Temi e simbologie erano già stati affrontati da Wildt in lavori precedenti come nel Pozzo delle Lacrime (1920) o nel monumento a Mariuccia Chierichetti (1920). Anche nel disegno Sorelline (1916) la morte, separatrice delle due sorelle, è metaforicamente vinta dai capelli della defunta, che trapassano la superficie della terra e si trasformano in un albero onusto di stelle, tracciate con la stessa simbolica grafia dei tratti incrociati.

Posta tra la suggestione di un altorilievo a tutto tondo e l’azzardo di una vera e propria articolazione di differenti elementi scultorei nello spazio, l’opera sembra anticipare, a piccola scala, le successive sperimentazione di Lucio Fontana e Fausto Melotti, allievi di Wildt nella seconda metà degli anni venti.

Roberto Dulio

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