opere in mostra

Opere in mostra

 

Adolfo Wildt - L’Ombra

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ADOLFO WILDT

(Milano, 1868-1931)
 

L’Ombra, 1913 / 1926
riproduzioni fotomeccanicche degli omonimi disegni del 1913 da Wildt, portfolio, 400 x 305 mm, 114 tavv., Casa Editrice d’Arte Bestetti e Tumminelli, Milano-Roma [1926] tav. 70, 397 x 297 mm; tav. 77, 397 x 297 mm Milano, collezione privata
Esposizioni (dei disegni): 1972, Milano, Disegni di Adolfo Wildt 1972, n. 6 (L’Ombra), n. 37 (I Puri); 1990, Darmstadt, Adolfo Wildt 1990, pp. 200-201 (I Puri); 2000, Brescia, Adolfo Wildt e i suoi allievi 2000, n. 61 (I Puri), p. 177; 2007, Gemonio, I marmi di Adolfo Wildt 2007, n. 14 (L’Ombra); 2012, Forlì, Wildt. L’anima e le forme 2012, n. 59 (L’Ombra), n. 62 (I Puri); 2015, Parigi, Adolfo Wildt. Le Dernier Symboliste 2015, n. 46 (I Puri), n. 47 (L’Ombra); 2015-2016, Milano, Adolfo Wildt. L’ultimo simbolista 2015, n. 11 (I Puri), n. 12 (L’Ombra). Bibliografia: Wildt 1926, tavv. 70, 77; Disegni di Adolfo Wildt 1972, n. 6 (L’Ombra), n. 37 (I Puri); Adolfo Wildt 1990, pp. 200-201 (I Puri); Adolfo Wildt e i suoi allievi 2000, p. 128, n. 61 (I Puri), pp. 177, 197; I marmi di Adolfo Wildt 2007, n. 14 (L’Ombra); Wildt. L’anima e le forme 2012, pp. 22, 28, 42; p. 260, n. 59 (L’Ombra), p. 261, n. 62 (I Puri); Adolfo Wildt. Le Dernier Symboliste 2015, p. 59, n. 46 (I Puri), p. 60, n. 47 (L’Ombra); Adolfo Wildt. L’ultimo simbolista 2015, p. 83, n. 11 (I Puri), p. 84, n. 12 (L’Ombra).

Il portfolio Wildt viene pubblicato dalla casa editrice di Emilio Bestetti e Calogero Tumminelli nel 1926, lo stesso anno nel quale Adolfo Wildt ottiene per chiara fama la cattedra di Plastica e Figura all’Accademia di Brera. La sontuosa iniziativa editoriale è pubblicata in mille esemplari (la copia esposta è la n. 228) e illustra la produzione dell’artista milanese attraverso immagini fotografiche delle principali sculture e disegni.

La fotografia rappresentava per Wildt non solo il mezzo di diffusione del proprio lavoro artistico – consacrando una o due immagini, spesso del fotografo Emilio Sommariva, a unico elemento documentario della singola scultura – ma anche il medium di una ricerca che si allontanava sempre più dalla riproposizione del vero verso una deformazione espressiva del soggetto (Wildt. L’anima e le forme 2012, pp. 22, 42).

Agli editori del portfolio si deve anche la breve introduzione critica che accompagna le tavole: “se veramente rimase abbagliato, nei primi anni, dalle statue ellenistiche del Museo Nazionale di Napoli e se veramente egli appese sempre un ex-voto di meraviglia alla Psiche di Capua è anche vero che il suo dolore è assai più cristiano che pagano e il suo spirito più medioevale che classico. Più vicino mi sembra allo strazio del Cristo Crocifisso che alla disperazione del Laocoonte. È così: gotico. La sua origine e la sua vita lombarda ci danno, in un certo senso, anche la chiave di questa austerità settentrionale e di questa parentela coi nordici” (Wildt 1926; l’incisivo passo era già stato citato da E. Pontiggia, in Adolfo Wildt e i suoi allievi 2000, p. 197).

Le tavole che riproducono i due disegni L’Ombra e I Puri (entrambi del 1913) sono del tutto fedeli agli originali, rispettivamente a inchiostro e inchiostro e oro su pergamena, confermandone il raffinato linearismo e il baluginare delle campiture in oro. In entrambi un sottile simbolismo si stempera nella personale ricerca dell’artista. L’Ombra rivela inoltre la suggestione che l’iconografia michelangiolesca – la postura del Cristo nella Pietà Rondanini – esercita su Wildt.

Roberto Dulio

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