opere in mostra

Opere in mostra

 

Arte Romana - Testa di Medusa

Arte Romana   Testa di Medusa
Arte Romana Testa di Medusa

ARTE ROMANA

Testa di Medusa, ultimo quarto del II secolo d.C.
marmo, 34 x 42 x 8 cm Mantova, Complesso Museale Palazzo Ducale, inv. gen. 6784, proprietà Comune di Mantova
Bibliografia: Borsa 1790, p. 92; Labus 1830-1837, II, ill. 50-51; Dutschke 1880, n. 873.

La testa di Medusa era parte di un blocco quadrangolare più ampio, sul cui retro restano tracce dell’intervento di distacco dal monumento di pertinenza, forse a carattere funerario. Il volto è circondato da una voluminosa massa di capelli ondulati e da ricci contorti, tra i quali, alla sommità del capo, emergono le teste di due serpenti, che hanno le code intrecciate sotto il mento. Il nitore del volto contrasta con il forte effetto chiaroscurale della chioma, lavorata a solchi profondi di trapano. La fronte aggrottata, gli occhi globosi all’ingiù, le pupille incise sovrastate dalle palpebre a rilievo, la bocca semiaperta con gli angoli stretti verso il basso esprimono una profonda mestizia, anticipatrice del dramma della morte per mano di Perseo. La tecnica di lavorazione e la resa stilistica rimandano a una produzione di buona qualità dell’epoca degli imperatori Antonini, nell’ultimo quarto del II secolo d.C. Il modello iconografico che ha ispirato l’esemplare mantovano rinvia alla cosiddetta Medusa Rondanini, opera del 440 a.C. attribuita a Fidia, che è stata riferimento per realizzazioni greco-romane in scultura, mosaico, ceramica e bronzo.

La scultura, di provenienza ignota, era esposta a Mantova nel Museo della Reale Accademia di Belle Arti istituito nel 1774-1775 in epoca austro-ungarica e in seguito Museo Statuario della Reale Accademia della Scienza e Belle Lettere, allestito nel 1785 presso il Palazzo degli Studi, dove rimase fino al 1915, quando le opere furono trasferite presso il Palazzo Ducale a seguito di una convenzione tra lo Stato italiano e il Comune di Mantova, sancita dall’atto del notaio G. Nicolini nel 1880 (Archivio di Stato di Mantova, Archivio Notarile, v. 180, rogito 9763-5443; A.M. Tamassia 2009, scheda di catalogo, Archivio Palazzo Ducale di Mantova).

L’immagine si riferisce al mito greco di Medusa, l’unica mortale delle tre Gorgoni, figlie del dio marino Forco e della sorella di lui Ceto, che pietrificavano chiunque le guardasse, secondo Esiodo (Teogonia) ed Eschilo (Prometeo incatenato). Altre fonti, tra cui Ovidio, Apollodoro e lo stesso Esiodo, riferiscono che Medusa, in origine donna bellissima, venne mutata in mostro dalla dea Atena, come punizione per l’affronto di aver giaciuto con Poseidone in uno dei suoi templi. L’uccisione della Gorgone avvenne a opera dell’eroe greco Perseo, inviato dal re di Serifo, Polidette, che riteneva di liberarsi di lui per poterne sposare la madre, Danae. Perseo tuttavia con l’aiuto di Atena, che gli mostrò i tre simulacri delle Gorgoni perché imparasse a distinguere Medusa dalle sorelle, raggiunse la loro dimora e guardandone il riflesso nello scudo per evitare di restare pietrificato, decapitò Medusa. Dalla ferita uscirono il cavallo alato Pegaso e il gigante Crisaore, i figli generati da Medusa con Poseidone. Le sorelle di Medusa tentarono di inseguire Perseo ma questi, reso invisibile dall’elmo di Ares, riuscì a fuggire in groppa a Pegaso, portando con sé la testa della Gorgone in un sacco. Dal sangue di Medusa, secondo alcune versioni, nacque il corallo o gorgonia, da alghe pietrificate al contatto con la testa della Gorgone.

Il mito di Medusa è stato fonte di ispirazione per gli artisti dall’antichità greco-romana al Rinascimento e alle avanguardie e ha generato celebri capolavori, tra cui opere pittoriche e scultoree di Benvenuto Cellini per la Loggia dei Lanzi a Firenze, di Caravaggio, di Pieter Paul Rubens e di Gian Lorenzo Bernini. Nel Novecento la figura di Medusa ha suscitato interesse non solo nell’arte e nella cinematografia, ma anche nella psicanalisi, come interpretazione del nichilismo o del femminismo, ed è tuttora viva la sua efficacia mediatica come marchio dell’affermata griffe Versace

Nicoletta Giordani

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